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dalmatica. Veste liturgica propria del diacono, che la indossa nelle messe
solenni, processioni e benedizioni. Ha la forma di una tunica svasata con
maniche corte, parzialmente aperta sui fianchi e sopra le spalle, dello stesso
colore dei paramenti liturgici, e spesso riccamente ornata. Nella forma
semplice, un tempo era
indossata anche dai vescovi sotto la pianeta.
Vedi anche
tunicella.
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dedicazione,
vedi
consacrazione.
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denaro,
vedi
lira.
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diàcono:
dal greco diákonos,
servitore. Nell’ordinamento della chiesa cattolica, è il ministro immediatamente
inferiore al prete. Nel cristianesimo primitivo il diacono assolveva a un
servizio amministrativo e assistenziale ed era subordinato al vescovo. Formatasi
la struttura gerarchica, i diaconi furono inferiori solo ai presbiteri e al
vescovo, con funzioni di assistenza di quest’ultimo: distribuivano l’eucaristia,
leggevano i testi sacri ed erano dediti alla predicazione. Negli ultimi secoli è
stato considerato un semplice gradino di passaggio prima dell’ordinazione al
presbiterato, fino al concilio Vaticano II, che gli ha restituito la dignità
originaria.
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disciplina.
Associazione laicale dotata di
personalità giuridica, di statuti propri e spesso di un
proprio autonomo luogo di culto. Traeva nome dalle
discipline, strumenti di penitenza consistenti in funicelle semplici, o
teminanti con nodi, adoperate dagli associati per pratiche ascetiche di
flagellazione privata o comunitaria (da cui il nome di
flagellanti e il simbolo del
falgello che talvolta le discipline assumevano), nei periodi penitenziali e nella quaresima, e la propensione
per il culto della Passione. Tali associazioni nacquero e si diffusero verso la
fine del secolo XIII, con lo scopo appunto di praticare la penitenza, cantare
laudi
sacre e esercitare opere concrete di carità; ma nei nostri paesi sono
documentate soprattutto dalla fine del secolo XV. Spesso le discipline locali
erano fondate e controllate da esponenti dei maggiori ordini mendicanti (domenicani
e francescani), e aggregate a una
arciconfraternita
romana.
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documenti delle ordinazioni.
I visitatori episcopali richiedono regolarmente
da ciascuno dei sacerdoti presenti in parrocchia i documenti che attestano le
loro ordinazioni (ordini minori e
maggiori). Questa severità era giustificata dal fatto che non era raro
all’epoca trovare qualcuno che si spacciasse per prete non essendolo, oppure
monaci o frati usciti dal convento senza il permesso dei superiori, che
cercavano di mantenersi facendo i cappellani in qualche paese della diocesi.
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don.
Abbreviazione
dal latino dominus, signore.
Era un titolo che spettava in genere a tutte le persone laiche di un certo rango
socio-economico, e in genere ai nobili. Ai chierici spettava in aggiunta il
titolo di reverendus, multum (o admodum)
reverendus, reverendissimus, o
illustrissimus et reverendissimus, a seconda che fossero preti comuni,
sacerdoti dotati di qualche dignità, o vescovi. Per i monaci e i canonici
regolari si usava talora la forma omologa dom.
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donna sospetta. La domestica di un sacerdote
era definita tale, quando la
sua età era inferiore a 40 anni.
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dottrina cristiana.
Associazione destinata alla catechesi per le persone di
tutte le età, nacque a Milano nella prima metà del ‘500 per iniziativa di alcuni
laici, preoccupati dell’istruzione cristiana dei fanciulli; si diffuse poi
rapidamente nelle diocesi lombarde: a Brescia fu istituita ufficialmente nel
1554. In ognuna delle nostre parrocchie, per volontà dei vescovi diocesani,
doveva essere eretta l’associazione, guidata da un consiglio composto di
sacerdoti e laici. La catechesi era organizzata in quattro classi: nella
prima
si insegnavano ai bambini le comuni preghiere in latino; nella
seconda
ai più grandicelli si facevano apprendere a memoria alcuni articoli di fede
senza spiegazione (il Credo, il Padre nostro, i precetti della carità, i
comandamenti, i sacramenti, ecc.); nella
terza
era prevista la preparazione immediata a cresima e comunione, perciò si
riprendevano i temi della seconda
approfondendoli col metodo della disputa. La
quarta
classe era quella degli adulti, che si
radunavano separatamente uomini e donne ogni domenica pomeriggio, tranne nelle
feste principali; di queste adunanze si tenevano verbali, dai quali risultavano
anche le presenze.
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