|
La pianta
L’organismo architettonico si
sviluppa con estrema chiarezza e semplicità,
raccogliendo sotto l’ampia curvatura della volta a botte
tre cappelle per lato, tutte della medesima grandezza e
affiancate da lesene singole. L’illuminazione, oltre al
grande finestrone centrale, è affidata alle vaste
aperture in corrispondenza di ciascuna cappella.
Sopra il presbiterio, una volta a
direttrice circolare e un catino emisferico senza
costoloni chiudono armoniosamente lo spazio interno.
Questa struttura, in parte imparentata, come s’è detto,
con quella della parrocchiale di Manerbio, si collega
anche alle ricerche che intorno al 1750-1755 stava
compiendo l’abate Antonio Marchetti sulle possibilità
espressive della pianta longitudinale con tutte le
cappelle delle stesse dimensioni: basti pensare alla
parrocchiale di Porzano (1750) e a quella di Barbariga
(1752).
Il progetto per la parrocchiale di
Gottolengo, delineato da Antonio o da suo padre Giovan
Battista nel 1746 è sicuramente il modello di partenza
della nostra chiesa. Rispetto alle architetture del
Marchetti più giovane, la parrocchiale di Verolavecchia
è però più quadrata e calibrata, meno svettante e
sfuggente a chi ne percorre l’interno. |