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Il Progettista e il Costruttore
Una iscrizione, un po’ nascosta e
semplice, ma molto importante, incisa sull’intonaco in
una stanzetta sotto il piccolo campanile di meridione,
proprio accanto alla porta che conduce al sottotetto,
nomina invece espressamente il capomastro costruttore ed
il progettista:
ANO
DOMINI
...NCHI DEBVTATI
[EL]ETI
DOM - PAOLO - M/
[A]CETI - DOM - GIACOMO
ANNI - DOM - PIETRO/
BORDONALI - IL - DISEGNO
FV FATO - DEL - PROTO
MAESTRO - DOMENICO
PRANDINI -
DI - CALVISANO
E - FV - ESEQITO - DAL - PRO
TO - MAESTRO - GIOVANI
MOSCA - DI PONTIVCO
ADI - 15 - OTOBRE - L’1753
FV - MESO - LA -
PRIMA
[PIETRA] - E - LI - 26 - APRILE
177[7] - FV - STABILITA -
Di Domenico Prandini da Calvisano
si conoscevano già alcune notizie che lo indicavano
inizialmente come semplice capomastro-impresario e poi
come architetto vero e proprio. Infatti, nel 1762
l’artista prendeva in appalto la costruzione della nuova
parrocchiale di Montirone, su progetto di GaspareTurbini,
mentre nel 1761 si trovava impegnato nella fabbrica
della parrocchiale di Leno, su progetto di Antonio
Marchetti. Un’iscrizione nella controfaccia della
parrocchiale di Calvisano lo nomina invece come
architetto di quella chiesa.
All’ultima attivitá del Prandini
dovrebbe risalire il progetto della parrocchiale di
Gottolengo, eseguito in variante ad un primitivo disegno
di Giovan Battista Marchetti del 1746, conservato
nell’Archivio vescovile di Brescia e assai vicino
all’impianto della chiesa di Verolavecchia.
Tutte le opere del Prandini sono
comunque collocate cronologicamente tra il 1760 ed il
1770: la data del 1750-1753 che il progetto per
Verolavecchia dovrebbe avere, sarebbe la prima del
catalogo dell’architetto, ma appare assai spostata
rispetto alle altre e per di più appartiene ad un’opera
tra le più significative. È forte il sospetto che anche
in questa occasione il Prandini abbia lavorato su un
disegno precedente, quando ormai la fabbrica era
arrivata a una certa altezza e le fondazioni erano state
completamente impostate.
Dai documenti dell'Archivio
parrocchiale, studiati e illustrati da Don Antonio
Lanzoni, risulta che già nel 1737 c'era stato un grosso
legato per la costruzione della nuova parrocchiale. È
probabile che fin da allora fosse stato steso un
progetto di massima, forse a opera di Antonio Turbino
che nel 1732 delineava con la sua inconfondibile
calligrafia il disegno per l’oratorio domestico dei
fratelli Manera in Verolavecchia. Val la pena di
ricordare che negli anni tra il 1730 e il 1740 Antonio
Turbino era impegnato nella costruzione della
parrocchiale di Manerbio, vagamente ricordata
nell’impianto della chiesa di Verolavecchia. Inoltre,
c’è da aggiungere che il Prandini balza alla ribalta
della storia dell’architettura bresciana nel 1762 con
l’appalto per la costituzione della parrocchiale di
Montirone, progettata proprio dal figlio del Turbino,
l’abate Gaspare. |