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Risale all’anno 1737 la prima
notizia dell’intenzione di voler costruire a
Verolavecchia una nuova chiesa parrocchiale. La crescita
della popolazione, la capienza limitata e lo stato
precario in cui doveva trovarsi la struttura della
vecchia parrocchiale, devono essere stati i motivi che
hanno indotto la comunità verolese a decidere la
costruzione di una nuova chiesa.
Questa sembra poi inserirsi in
quell’ampia opera di ristrutturazione che tocca buona
parte delle chiese bresciane nella prima metà del '700.
Per l’avvio dei lavori della
fabbrica si deve però attendere quasi vent’anni più
tardi, probabilmente a motivo delle ristrettezze
economiche in cui la parrocchia si trovava. Come
testimonia l’epigrafe posta sul portale d’ingresso, la
data di inizio dei lavori é infatti il 1753:
D.V.T.
MDCCLIII
TEMP(lvm)M - INCEPT(v)M
SIMVLQ(ue) - ABSOLTVM
OBLATIO(ni)BVS - IN - AN(nos) - XX
DICATVM
AB - EPISC(o)PO NAVA
AN(no) - MDCCCXVIII
DIE - III - MEN(sis) - MAIJ
ARCHIPR(es)BI(te)RO
RECCAGNI
Il 12 febbraio 1753, dietro
richiesta del parroco don Maurizio Butturini, il card.
Querini concedeva agli uomini e alle donne del paese il
permesso di lavorare anche nei giorni festivi per
contribuire alla fabbrica della erigenda parrocchiale.
La scelta dell’area sulla quale innalzare il nuovo
tempio verolese cadde sul luogo in cui sorgeva la
precedente parrocchiale, con l’aggiunta delle zone
adiacenti fino ad allora in parte utilizzate come
cimitero.
Il 5 ottobre 1753 il parroco don
Butturini riceveva la delega per benedire la prima
pietra, e ciò venne fatto dieci giorni dopo, mentre il
14 maggio 1754 veniva autorizzato l’abbattimento della
vecchia parrocchiale. Questa non venne però subito
demolita, essendo ancora necessaria per le celebrazioni
liturgiche.
Documenti d’archivio testimoniano
che la chiesa vecchia, che sorgeva nella zona del
presbiterio della attuale e aveva la facciata verso
meridione, continuò a esistere e ad essere utilizzata
fino al 1767. Di questa chiesa precedente, una
costruzione della fine del Quattrocento, vennero
conservati il coro e la sagrestia. |