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Un po’ di storia
Importanti ritrovamenti di reperti archeologici
fanno risalire le prime notizie di questo
interessante borgo molto indietro nel tempo.
Materiali ceramici risalenti all’età del bronzo ed
una importante necropoli romana presso il fienile
Prestini confermano che il luogo è stato abitato fin
dai primordi della storia.
Anche le fonti scritte sono insolitamente
abbondanti: il primo documento in cui si nomina
Monticelli pare risalga addirittura all’814. In un
diploma di Lodovico il Pio (figlio di Carlo Magno)
si conferma la cessione di Monticulo da parte
della badia benedettina di Nonantola a favore del
monastero bresciano di S. Salvatore. La dedicazione
a S. Silvestro della chiesa di Monticelli (come la
Nonantolana chiesa madre), evento piuttosto raro nel
bresciano, conferma che si tratta effettivamente del
borgo in riva all’Oglio.
Una successiva fonte certa ci
riferisce che nel 1410 Pandolfo Malatesta, signore
di Brescia, incamerò il latifondo di Monticelli di
proprietà dei nobili Griffi, dopo che questi caddero
in disgrazia parteggiando per i guelfi. Tuttavia il
borgo continuò a chiamarsi Monticelli de’ Griffi
fino all’avvento di Napoleone.
Nel 1411 il feudo venne acquistato da Angelino
Provaglio; inizia così un dominio che si protrarrà
per oltre quattrocento anni con grandi mutamenti
legati allo sfruttamento della terra certamente
sulla base degli studi di Agostino Gallo.
Verso la fine del ‘400 i Provaglio si adoperano per
portare una grande quantità d’acqua per il vasto
latifondo che comprendeva ormai circa 1.600 piò di
fertilissima terra.
Acquistando diritti d’acqua e varie strisce di terra
ed alcune rogge secondarie realizzano, tra il 1486 e
il 1492, la roggia che porta ancor oggi il nome di
Provaglia.
La roggia ha origine in quel di Corzano e, con
diverse ragioni d’acqua, giunge a Verolavecchia dove
si divide in due rami: l’uno con due parti d’acqua
raggiunge Monticelli, l’altro con la terza parte si
porta al Campazzo allora dei nobili Ugoni.
Negli anni seguenti i Provaglio acquistano anche la
roggia Zurlenga e la roggia Arrivabene (Riabénå).
Nel cinquecento l’espansione dei Provaglio pare
inarrestabile: possiedono beni, oltre che a
Monticelli, che era il maggiore dei loro feudi,
anche a Provaglio d’Iseo ed altri nove comuni della
Franciacorta, a Folzano, San Zeno, Leno, Cremezzano,
tre mulini a Verolavecchia, nonché possedimenti in
città.
Dopo la floridezza, si sa, inizia la decadenza.
Infatti Monticelli, nella prima metà del seicento,
divenne tristemente famoso a causa di terribili
misfatti e prepotenze ad opera di Nicolò Provaglio,
il quale spadroneggiava in lungo e in largo nella
provincia bresciana ed oltre. L’elenco di nefandezze
culminò fino all’assassinio, tra gli altri, di un
prete.
Dopo aver disposto la demolizione del castello di
Monticelli, il Consiglio dei Dieci, nel 1635, alzò
la taglia sul Provaglio fino a 5.000 ducati. Finì
male: nel 1638 costui venne tradito con uno
stratagemma ed ucciso ad archibugiate.
Ma il seicento tuttavia è
anche il secolo della rinascita di Monticelli,
infatti il borgo viene completamente ricostruito
nelle forme che vediamo ancora oggi, ed anche il
palazzo viene rimodernato.
Nel settecento si assiste alla disputa sui confini
lungo il corso del fiume Oglio tra l’Austria e
Venezia. Il secolo si chiude con la fine del dominio
veneto (1797) e la contemporanea proclamazione della
Repubblica Bresciana ad opera dei giacobini locali
capeggiati da Giuseppe Lechi; dopo pochi mesi la
nuova istituzione sarà assorbita dalla Repubblica
Cisalpina.
L’ottocento vede la fine del quadricentenario feudo
dei Provaglio, che nel frattempo aveva superato i
1.800 piò di superficie; nel 1813 infatti, il grande
podere passa in proprietà al pavese Antonio
Martinotti.
I fermenti anti-austriaci trovarono terreno fertile
nei palazzi dei nobili della bassa; lo stesso Tito
Speri fu presente in varie occasioni nella villa
degli Ugoni al Campazzo. Anche Pietro e Cesare
Provaglio, gli ultimi proprietari di Monticelli,
furono tra i cospiratori; nel 1821 furono arrestati
e processati a Brescia con altri rivoluzionari della
zona.
Nello stesso anno la situazione economica del
Martinotti divenne insostenibile. Il podere venne
quindi sequestrato e, nel 1826, tutti i 1872 piò del
latifondo vennero acquistati all’asta dal conte
milanese Emanuele De Khevenhüller.
Nel 1818 inizia la breve esperienza del libero
comune di Monticelli che in seguito, nel 1841, sarà
soppresso ed aggregato a Verolavecchia.
Nel 1833 il De Khevenhüller impianta una filanda con
56 fornelli; in pochi anni la seta locale è ritenuta
una delle classiche in Lombardia e molto ricercata
dai commercianti.
Si adoperò molto il nostro per migliorare il podere:
basti pensare che furono messi a dimora più di
200.000 alberi tra gelsi, robinie, olmi, ontani,
pioppi, platani e salici.
Alla sua morte, avvenuta nel 1847, il vasto
patrimonio passò alla figlia Leopolda; quindi, per
discendenza diretta, fino a donna Maria Giusta
Borromeo maritata al conte Emanuele Greppi.
Il latifondo sarà quindi frazionato e passerà in
eredità ai numerosi figli; il palazzo, nel 1972,
passerà in proprietà al principe Francesco Gironda
di Canneto.
Tuttavia, secondo la “Enciclopedia Storico-nobiliare
Italiana”, nell’edizione del 1928, il titolo di
Conte di Monticelli spetta ancora ai discendenti di
Cesare Provaglio (1858-1917).
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