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a poco tempo fa, alte piante le facevano da corona,
in isolamento altero e dignitoso dall’alto del vallo
su cui poggia. È con certezza sede del riposo
esanime degli scomparsi dell’antico cimitero di
Trignano, e costruita sulle rovine della prima
cappella cimiteriale. Da alcuni è indicata anche
come santella della peste o del colera, e da sempre
considerata ex-voto della popolazione di
quella località, per essere scampata ad una grave
epidemia di peste colerica nel 1836.
Il
nome che le è proprio risale all’antico culto di San
Martino esistente in Trignano fin dal 1565.
L’entrata ad arco immette in un ambiente
rettangolare, con pavimento in cotto. Lo spazio è
diviso in due distinte parti: l’accesso, con tetto
ristrutturato malamente mediante longheroni e
travetti; poi c’è l’abside, cui si accede tramite un
cancelletto in ferro di linea semplice. Il soffitto
a volta, in mattoni ricoperti da calce, protegge
un’aula unica e quadrata con un altarino addossato
alla parete sud, sede di miseri resti ossei e
sovrastato da un dipinto consunto, di pittore
sconosciuto ma di discreta fattura, raffigurante San
Martino.
Un
particolare architettonico avulso dal contesto della
costruzione religiosa risulta essere l’aggiunta di
poderosa e caratteristica “passerera”
quadrata, sovrastante la parte sud del tetto, e
caratterizzata da una trama di numerosi buchi tutti
ordinatamente ben allineati sui quattro lati. |