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Quinzano, nella zona orientale del paese in aperta
campagna, tra il 1464 e il 1467 il francescano
portoghese Amedeo Menez de Silva fondava un
convento. Il cenobio ospitò dapprima i frati del suo
ordine, detti Zoccolanti o Amadeiti; quindi, dopo la
soppressione di questi nel 1568, fu officiato dai
Frati Minori Osservanti, e servì anche da sede del
noviziato provinciale.
La
chiesa del convento era molto grande, e i quinzanesi
non cessarono d’arricchirla di notevoli opere
d’arte, che solo in parte sopravvissero
all’abbandono del luogo e alla sua definitiva
distruzione nel 1810.
Testimonianza diretta di come si presentava
l’edificio si ha da un affresco nel chiostro medio
del convento bresciano di San Giuseppe: la
prospettiva a volo d’uccello è tutto sommato
abbastanza fedele e, col soccorso della mappa
catastale napoleonica (1809), permette di
ricostruire almeno approssimativamente la
collocazione del vasto complesso architettonico
rispetto alle costruzioni attuali, tutte posteriori.
Dell’ambiente monastico sopravvivono il nome di
Convento attribuito alla cascina, e una piccola
cappella, all’estremità occidentale della
costruzione, che raccoglie quel poco che resta
dell’antico splendore. Tuttavia emerge chiaramente
dal rilievo topografico che la santella non
apparteneva all’edificio antico, come vorrebbe
invece una diffusa tradizione quinzanese.
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