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Quinzano: Vertua
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ontroversa è l’origine e persino la denominazione
della cappelletta appena a nord di Quinzano, sulla
strada per Brescia, che la letteratura e le carte
locali chiamano Vertua, ma non i quinzanesi.
Di
certo una località Vertuina (o Vertuino),
forse presso Quinzano, era possesso del monastero di
Leno nel secolo X, come provano alcuni documenti
trascritti da un gesuita del ‘700 in un suo studio
su quella abazia. Non si trovano, però, fonti che
dimostrino in modo inconfutabile la relazione tra
quell’antico toponimo e la santella quinzanese. Del
resto, anche tutti gli altri possedimenti di Leno a
Quinzano sono alquanto sospetti, e risultano
soltanto nel X secolo, non oltre.
Comunque, in attesa di una verifica più puntuale del
problema, accettiamo le notizie della tradizione che
fanno di quell’area (non certo della santella vera e
propria), la località in assoluto più antica
attestata dai documenti medievali nel nostro
territorio.
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La santella cosiddetta della Vertua, oggi è
popolarmente definita “degli Alpini” perché
appunto agli alpini ne è demandata la custodia e la
cura.
L’edificio, di recente sistemato e ridipinto, non
presenta particolari pregi oltre alla dignitosa
linea architettonica, qualificata sul fronte dalla
presenza di un prònao di semplice impronta
neoclassica.
All’interno non sopravvivono decorazioni antiche; il
soggetto centrale è una raffigurazione della
Madonna, forse l’Addolorata. |
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1. |
Prima menzione del
Vertuino, presso Quinzano, tra le
dipendenze del monastero di Leno
(anno 958).
Francesco Antonio ZACCARIA,
Dell’antichissima Badia di Leno,
Venezia, per Pietro Marcuzzi, 1767,
dal Monumentum IV, “Diploma dei Re
d’Italia Berengario II e Adalberto
dell’anno 958”, p. 69. |
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2. |
Localizzazione
della santella della Vertua. |
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3. |
Prospetto dall’angolo
nord-est. |
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4. |
La Madonna
Addolorata (?). |
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