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na
questione preliminare apparentemente marginale, e
tuttavia non priva di rilievo, è quella relativa
alla definizione degli oggetti di ricerca.
Il
termine santella, che qualcuno ancora esita
ad utilizzare senza le virgolette, temendo che sia
troppo dialettale, non è invero registrato dai
vocabolari di italiano. E tuttavia, chi non faccia
del purismo linguistico, non può evitare di
utilizzarlo parlando degli oggetti di devozione
popolare delle nostre terre, poiché quello è il
termine autentico che li identifica, e ancor meglio
per il fatto che proviene dal popolo stesso che li
ha creati.
Una questione preliminare apparentemente marginale,
e tuttavia non priva di rilievo, è quella relativa
alla definizione degli oggetti di ricerca.
Il termine
santella, che qualcuno ancora
esita ad utilizzare senza le virgolette, temendo che
sia troppo dialettale, non è invero registrato dai
vocabolari di italiano. E tuttavia, chi non faccia
del purismo linguistico, non può evitare di
utilizzarlo parlando degli oggetti di devozione
popolare delle nostre terre, poiché quello è il
termine autentico che li identifica, e ancor meglio
per il fatto che proviene dal popolo stesso che li
ha creati.
A questo punto si può disquisire se per santella
si intenda semplicemente la costruzione chiusa a
forma di cappella, oppure se siano santelle
tutte le manifestazioni di devozione esposte in
luogo pubblico, qualunque sia la tipologia della
loro realizzazione.
L’etimologia della parola, che significa più o meno
“piccola cosa sacra”, ci autorizza ad adottare
l’accezione più vasta, confortati in ciò da vari
studi sull’argomento e in parte anche dai documenti
antichi.
Intendiamo, dunque, per santella qualunque
oggetto di dimensione modesta, realizzato a scopo di
devozione in un luogo non privato.
Le tipologie delle santelle, poi, possono
essere assai varie, ma sono tutte riconducibili ad
alcune forme ricorrenti, che abbiamo qui
classificato nel modo più semplice. |