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Documenti

1714 aprile 14

a. Relazione dell’arciprete Pietro paolo Pellegrino.  [pdf]

1714 aprile 16

b. Decreti.  [pdf]

 

 

 

Verolavecchia

 

 

15. Visita del vescovo Giovanni Alberto Badoer (1714)

 

Il cardinale Giovanni Alberto Badoer, nobile veneziano, divenne vescovo di Brescia (1706-1714) dopo essere stato per diciotto anni patriarca di Venezia. Persona di grande pietà e devozione (fu proposto, benché senza successo, per la beatificazione), ma anche molto severo nei confronti del pensiero non conforme all’ortodossia, svolse nel suo breve episcopato bresciano una visita piuttosto discontinua alla diocesi, la cui fase predominante si colloca negli anni 1707-1711, con una appendice nella primavera del 1714, interrotta per la morte quasi improvvisa del prelato nel maggio di quell’anno.

 

Tutto è nell’ordine ormai consueto anche per gli atti di questa visita, a cominciare dalla relazione dell’arciprete don Pietro Paolo Pellegrino, che si ripropone praticamente negli stessi termini della precedente.

    Nella chiesa campestre di San Vito vive un eremita, certo Lorenzo Ceruto; un suo collega l’avevamo incontrato nel 1599, ma è probabile che eremiti fossero da sempre ospitati presso la chiesetta, anche se non sono quasi mai documentati esplicitamente: alcune carte dell’archivio parrocchiale, infatti, attestano controversie tra i custodi di San Vito e la parrocchia riguardo a raccolta e gestione delle elemosine.

    La chiesetta della Madonnina di Scorzarolo è presentata dal parroco col titolo di «Maddonina della Cava», ed è la prima volta che compare questo epiteto nelle relazioni delle visite pastorali.

    Di confraternite e altari istituiti nella parrocchiale sono presentati, con nomi e cognomi, i consigli direttivi che, insieme alle informazioni sulle rendite e gli obblighi delle loro associazioni, contribuiscono a illustrarne il funzionamento.

    A proposito della scuola elementare, troviamo, anche qui come la volta precedente, tre sacerdoti insegnanti nelle classi maschili: don Pietro Cò di 40 anni, don Francesco Alghisi di 54, e don Pietro Anzone di 36; per le ragazze era ancora in servizio la maestra Laura Magra, ma non più la sua collega di undici anni prima.

 

Il passo più interessante di tutta la documentazione di questa visita è però l’allegato, in cui sono rilevate le istanze avanzate dal Comune al cardinale visitatore. È un foglietto compilato in un linguaggio piuttosto sconnesso e approssimativo, ma il contenuto rivela chiarezza di intenti e lucidità di giudizi davvero notevoli. L’opinione che la pubblica amministrazione aveva dei sacerdoti locali non era proprio eccellente: ci sono preti che hanno troppo poco e che devono sbarcare il lunario fuori dalla parrocchia, e altri che hanno troppo, al punto da ritrovarsi costretti a far dire le messe a religiosi forestieri; non tutti i preti si presentano regolarmente ai loro doveri di assistenza al coro e alle funzioni, e anzi alcuni sono addirittura recidivi. Colorito il particolare della mess’alta festiva da celebrare tre ore dopo il levar del sole, per consentire un po’ di comodità al pranzo della domenica e alla dottrina che seguiva nel primo pomeriggio.

 

Nessun elemento di interesse, invece, è presente nei decreti vescovili.

 

Tommaso Casanova, 1999, pp. 223-224

© 2008 - TerrakCiviltà

a cura di A. Barbieri & T. Casanova

aggiorn.03/01/2010