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Il cardinale Giovanni
Alberto Badoer, nobile veneziano, divenne
vescovo di Brescia (1706-1714) dopo essere stato
per diciotto anni patriarca di Venezia. Persona
di grande pietà e devozione (fu proposto, benché
senza successo, per la beatificazione), ma anche
molto severo nei confronti del pensiero non
conforme all’ortodossia, svolse nel suo breve
episcopato bresciano una visita piuttosto
discontinua alla diocesi, la cui fase
predominante si colloca negli anni 1707-1711,
con una appendice nella primavera del 1714,
interrotta per la morte quasi improvvisa del
prelato nel maggio di quell’anno.
Tutto è nell’ordine ormai
consueto anche per gli atti di questa visita, a
cominciare dalla relazione dell’arciprete don
Pietro Paolo Pellegrino, che si ripropone
praticamente negli stessi termini della
precedente.
Nella chiesa campestre
di San Vito vive un eremita, certo Lorenzo
Ceruto; un suo collega l’avevamo incontrato nel
1599, ma è probabile che eremiti fossero da
sempre ospitati presso la chiesetta, anche se
non sono quasi mai documentati esplicitamente:
alcune carte dell’archivio parrocchiale,
infatti, attestano controversie tra i custodi di
San Vito e la parrocchia riguardo a raccolta e
gestione delle elemosine.
La chiesetta della
Madonnina di Scorzarolo è presentata dal parroco
col titolo di «Maddonina della Cava», ed
è la prima volta che compare questo epiteto
nelle relazioni delle visite pastorali.
Di confraternite e
altari istituiti nella parrocchiale sono
presentati, con nomi e cognomi, i consigli
direttivi che, insieme alle informazioni sulle
rendite e gli obblighi delle loro associazioni,
contribuiscono a illustrarne il funzionamento.
A proposito della
scuola elementare, troviamo, anche qui come la
volta precedente, tre sacerdoti insegnanti nelle
classi maschili: don Pietro Cò di 40 anni, don
Francesco Alghisi di 54, e don Pietro Anzone di
36; per le ragazze era ancora in servizio la
maestra Laura Magra, ma non più la sua collega
di undici anni prima.
Il passo più interessante
di tutta la documentazione di questa visita è
però l’allegato, in cui sono rilevate le istanze
avanzate dal Comune al cardinale visitatore. È
un foglietto compilato in un linguaggio
piuttosto sconnesso e approssimativo, ma il
contenuto rivela chiarezza di intenti e lucidità
di giudizi davvero notevoli. L’opinione che la
pubblica amministrazione aveva dei sacerdoti
locali non era proprio eccellente: ci sono preti
che hanno troppo poco e che devono sbarcare il
lunario fuori dalla parrocchia, e altri che
hanno troppo, al punto da ritrovarsi costretti a
far dire le messe a religiosi forestieri; non
tutti i preti si presentano regolarmente ai loro
doveri di assistenza al coro e alle funzioni, e
anzi alcuni sono addirittura recidivi. Colorito
il particolare della mess’alta festiva da
celebrare tre ore dopo il levar del sole, per
consentire un po’ di comodità al pranzo della
domenica e alla dottrina che seguiva nel primo
pomeriggio.
Nessun elemento di
interesse, invece, è presente nei decreti
vescovili.
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