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Documenti

1684 aprile 19

a. Relazione dell’arciprete Gabriele Pellegrino.  [pdf]

1684 aprile 28

b. Verbale della visita e decreti.  [pdf]

 

Verolavecchia

 

 

13. Visita del vescovo Bartolomeo Gradenigo (1684)

 

Passano altri sette anni, e di nuovo Verolavecchia è oggetto di una visita pastorale: questa volta il vescovo è Bartolomeo Gradenigo (1682-1698), severo custode della disciplina del clero, al quale si deve, secondo gli storici, la fine della decadenza del costume religioso nel mondo ecclesiastico bresciano.

 

Questa è la quarta visita cui assistette l’arciprete Gabriele Pellegrino, ed è la terza volta che leggiamo una relazione stesa da lui, come al solito minuziosa nella descrizione degli obblighi e dei rimandi archivistici di tutte le cappellanie della sua parrocchia.

    A parte gli avvicendamenti di sacerdoti e lo stuolo di seminaristi (tra cui un parente del parroco, che prenderà il suo posto nel 1692), non troviamo nulla di nuovo rispetto alle relazioni precedenti.

    Un cenno un po’ più corposo è fatto ai maestri di scuola. Ne sono elencati tre: anzitutto i sacerdoti don Matteo Cò di 52 anni, e don Francesco Barbero (o Barbieri) di 37 (il primo era maestro già in occasione della visita precedente); inoltre figura una signora, donna Lucia di messer Francesco Rei (o piuttosto Pei), definita «Maiestra di Fanciulle»: anche le ragazze, dunque, avevano il diritto all’alfabetizzazione in Verolavecchia a quel tempo.

 

Neppure a proposito del verbale di visita sembra ci sia molto da aggiungere rispetto a quanto già osservato per i precedenti. Un solo rilievo indiretto ci pare di dover fare a proposito della dicitura relativa a un altare nella parrocchiale, che è definito in questi temini: «Altare Sancti Petri Apostoli Scholæ Sanctissimi Sacramenti» [l’altare di San Pietro apostolo della scuola del Santissimo Sacramento]. Ora questa espressione, che accosta il titolo del principe degli apostoli alla scuola del Santissimo, fa sospettare che su quell’altare campeggiasse all’epoca una pala con la figura di San Pietro, forse proprio quella raffigurante i Santi Pietro e Paolo che adorano la Trinità, oggi conservata in sacrestia, attribuita a Francesco Giugno e assegnata agli anni 1620-21; anche se, a dire il vero, si è ipotizzato che fosse invece la pala dell’altare maggiore della vecchia parrocchiale.

 

Tommaso Casanova, 1999, p. 205

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a cura di A. Barbieri & T. Casanova

aggiorn.03/01/2010