|
Passano altri sette anni,
e di nuovo Verolavecchia è oggetto di una visita
pastorale: questa volta il vescovo è Bartolomeo
Gradenigo (1682-1698), severo custode della
disciplina del clero, al quale si deve, secondo
gli storici, la fine della decadenza del costume
religioso nel mondo ecclesiastico bresciano.
Questa è la quarta visita
cui assistette l’arciprete Gabriele Pellegrino,
ed è la terza volta che leggiamo una relazione
stesa da lui, come al solito minuziosa nella
descrizione degli obblighi e dei rimandi
archivistici di tutte le cappellanie della sua
parrocchia.
A parte gli
avvicendamenti di sacerdoti e lo stuolo di
seminaristi (tra cui un parente del parroco, che
prenderà il suo posto nel 1692), non troviamo
nulla di nuovo rispetto alle relazioni
precedenti.
Un cenno un po’ più
corposo è fatto ai maestri di scuola. Ne sono
elencati tre: anzitutto i sacerdoti don Matteo
Cò di 52 anni, e don Francesco Barbero (o
Barbieri) di 37 (il primo era maestro già in
occasione della visita precedente); inoltre
figura una signora, donna Lucia di messer
Francesco Rei (o piuttosto Pei), definita «Maiestra
di Fanciulle»: anche le ragazze, dunque,
avevano il diritto all’alfabetizzazione in
Verolavecchia a quel tempo.
Neppure a proposito del
verbale di visita sembra ci sia molto da
aggiungere rispetto a quanto già osservato per i
precedenti. Un solo rilievo indiretto ci pare di
dover fare a proposito della dicitura relativa a
un altare nella parrocchiale, che è definito in
questi temini: «Altare Sancti Petri Apostoli
Scholæ Sanctissimi Sacramenti» [l’altare di
San Pietro apostolo della scuola del Santissimo
Sacramento]. Ora questa espressione, che accosta
il titolo del principe degli apostoli alla
scuola del Santissimo, fa sospettare che su
quell’altare campeggiasse all’epoca una pala con
la figura di San Pietro, forse proprio quella
raffigurante i Santi Pietro e Paolo che
adorano la Trinità, oggi conservata in
sacrestia, attribuita a Francesco Giugno e
assegnata agli anni 1620-21; anche se, a dire il
vero, si è ipotizzato che fosse invece la pala
dell’altare maggiore della vecchia parrocchiale.
|