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Documenti

1669 ottobre

a. Relazione dell’arciprete Gabriele Pellegrino.  [pdf]

1669 ottobre 10

b. Verbale della visita e decreti.  [pdf]

 

 

 

Verolavecchia

 

 

11. Visita del vescovo Marino Giovanni Giorgi (1669)

 

Al vescovo Marino Giovanni Giorgi (o Zorzi) iunior (1664-1678), nipote del quasi omonimo predecessore, si devono due visite pastorali: di entrambe esistono gli atti relativi, abbastanza dettagliati e completi.

    Una si svolse negli anni 1665-1671: per la prima volta nella sequela della visite di Verolavecchia da noi esaminate possiamo disporre, oltre che dei verbali latini, anche di una relazione in lingua italiana sulla parrocchia, a firma dell’arciprete don Gabriele Pellegrino.

 

Quanto al contenuto, la relazione Pellegrino offre pochi spunti di particolare interesse. È comunque storicamente molto importante che il parroco elenchi con minuziosità tutti i legati allora attivi, con il rimando alla data e al notaio rogante: una avvertenza che renderà relativamente agevole il reperimento degli atti per un eventuale approfondimento.

    Si noterà, a questo riguardo, che ben otto dei testamenti citati appartengono agli anni 1629-1630, e sono dunque ascrivibili alle conseguenze della cosiddetta peste manzoniana.

    Rileviamo che all’epoca di questa visita don Ludovico Firmo era morto, e appare dunque già fondata la cappellania di Sant’Antonio di Padova da lui voluta per testamento (anche se la relazione del parroco non menziona il testatore).

    Non figurano nei decreti altre notizie sulle chiese e sugli altari. Gli interrogatori dei responsabili di confraternite e scuole offrono però qualche spunto: in particolare rileviamo gli accenni all’organista, fatti dai rappresentanti del Santissimo Sacramento e della Santa Croce, che qui viene definita ancora scuola (associazione, confraternita), mentre in precedenza, per quel che ne sappiamo, pareva ridotta a semplice altare, come quello di San Carlo che in questo verbale non viene preso in considerazione. Non si parla del contributo all’organista da parte della scuola del Santo Rosario, ma può essere solo una dimenticanza, poiché i registri contabili sopravvissuti mostrano che il contributo continuava a essere regolarmente versato anche da questa confraternita.

    Abbastanza dettagliata, certo più che nelle visite precedenti, è la notizia sul monte di pietà, di cui non sapevamo ancora praticamente nulla, oltre al dato della sua esistenza. In questo verbale, il responsabile amministrativo Bernardino Bordonale, presenta in estrema sintesi le condizioni economiche del suo monte: ha un capitale di 100 salme di miglio, che veniva anticipato per la semina e riscosso con qualche modico interesse, sempre in natura, al tempo del raccolto; momentaneamente vantava crediti per 20 salme, senza tuttavia veri problemi di riscossione. Però è soffocato dalle imposte pubbliche, dalle quali vorrebbe essere esentato almeno in parte, essendo un’iniziativa a carattere eminentemente volontaristico.

    Discrete anche le informazioni sulle due discipline del paese: quella della Santa Croce presso l’oratorio di Santa Maria Maddalena (da non confondere con l’altare e la vecchia scuola della Santa Croce nella parrocchiale), era costituita da 24 confratelli e caratterizzata dall’abito bianco; quella di San Rocco aveva 30 associati, che vestivano di verde. Le scuole sono invece quelle del Santissimo Sacramento (già del Corpus Domini), la cui erezione, come sosteneva l’Agostini, doveva risalire al 1512. La confraternita del Santo Rosario conservava un atto fondativo del 16 febbraio 1650, ma sappiamo che era più antica di quasi un secolo, essendo già presente all’atto della visita del Borromeo nel 1580.

    L’ultima clausola relativa agli orari delle messe domenicali rivela una condizione di disorganizzazione e di individualismo tra i preti della parrocchia, che in una delle prossime visite sfocerà in una comunicazione  polemica del Comune al vescovo.

 

NB: La disposizione del testo complessivo nel manoscritto è piuttosto disorganica, poiché gli atti iniziano con una parte del verbale in latino, poi si interrompono per presentare la relazione in italiano, e infine si concludono con alcune altre disposizioni vescovili che non avevano trovato posto nella parte iniziale. Per amore di ordine e di chiarezza, e anche per proporre uno schema analogo a quello che presenteranno tutte le visite seguenti, abbiamo creduto opportuno di fare una piccola operazione di smontaggio-rimontaggio, separando e anticipando la relazione del parroco, la quale anche sul piano logico, oltre che su quello più prettamente storico, precede la visita stessa. Ne trae così giovamento la comprensione dell’insieme.

 

Tommaso Casanova, 1999, p. 185-186

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a cura di A. Barbieri & T. Casanova

aggiorn.03/01/2010