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Al vescovo Marino Giovanni
Giorgi (o Zorzi) iunior (1664-1678),
nipote del quasi omonimo predecessore, si devono
due visite pastorali: di entrambe esistono gli
atti relativi, abbastanza dettagliati e
completi.
Una si svolse negli
anni 1665-1671: per la prima volta nella sequela
della visite di Verolavecchia da noi esaminate
possiamo disporre, oltre che dei verbali latini,
anche di una relazione in lingua italiana sulla
parrocchia, a firma dell’arciprete don Gabriele
Pellegrino.
Quanto al contenuto, la
relazione Pellegrino offre pochi spunti di
particolare interesse. È comunque storicamente
molto importante che il parroco elenchi con
minuziosità tutti i legati allora attivi, con il
rimando alla data e al notaio rogante: una
avvertenza che renderà relativamente agevole il
reperimento degli atti per un eventuale
approfondimento.
Si noterà, a questo
riguardo, che ben otto dei testamenti citati
appartengono agli anni 1629-1630, e sono dunque
ascrivibili alle conseguenze della cosiddetta
peste manzoniana.
Rileviamo che
all’epoca di questa visita don Ludovico Firmo
era morto, e appare dunque già fondata la
cappellania di Sant’Antonio di Padova da lui
voluta per testamento (anche se la relazione del
parroco non menziona il testatore).
Non figurano nei
decreti altre notizie sulle chiese e sugli
altari. Gli interrogatori dei responsabili di
confraternite e scuole offrono però qualche
spunto: in particolare rileviamo gli accenni
all’organista, fatti dai rappresentanti del
Santissimo Sacramento e della Santa Croce, che
qui viene definita ancora scuola (associazione,
confraternita), mentre in precedenza, per quel
che ne sappiamo, pareva ridotta a semplice
altare, come quello di San Carlo che in questo
verbale non viene preso in considerazione. Non
si parla del contributo all’organista da parte
della scuola del Santo Rosario, ma può essere
solo una dimenticanza, poiché i registri
contabili sopravvissuti mostrano che il
contributo continuava a essere regolarmente
versato anche da questa confraternita.
Abbastanza
dettagliata, certo più che nelle visite
precedenti, è la notizia sul monte di pietà, di
cui non sapevamo ancora praticamente nulla,
oltre al dato della sua esistenza. In questo
verbale, il responsabile amministrativo
Bernardino Bordonale, presenta in estrema
sintesi le condizioni economiche del suo monte:
ha un capitale di 100 salme di miglio, che
veniva anticipato per la semina e riscosso con
qualche modico interesse, sempre in natura, al
tempo del raccolto; momentaneamente vantava
crediti per 20 salme, senza tuttavia veri
problemi di riscossione. Però è soffocato dalle
imposte pubbliche, dalle quali vorrebbe essere
esentato almeno in parte, essendo un’iniziativa
a carattere eminentemente volontaristico.
Discrete anche le
informazioni sulle due discipline del paese:
quella della Santa Croce presso l’oratorio di
Santa Maria Maddalena (da non confondere con
l’altare e la vecchia scuola della Santa Croce
nella parrocchiale), era costituita da 24
confratelli e caratterizzata dall’abito bianco;
quella di San Rocco aveva 30 associati, che
vestivano di verde. Le scuole sono invece quelle
del Santissimo Sacramento (già del Corpus
Domini), la cui erezione, come sosteneva l’Agostini,
doveva risalire al 1512. La confraternita del
Santo Rosario conservava un atto fondativo del
16 febbraio 1650, ma sappiamo che era più antica
di quasi un secolo, essendo già presente
all’atto della visita del Borromeo nel 1580.
L’ultima clausola
relativa agli orari delle messe domenicali
rivela una condizione di disorganizzazione e di
individualismo tra i preti della parrocchia, che
in una delle prossime visite sfocerà in una
comunicazione polemica del Comune al vescovo.
NB: La
disposizione del testo complessivo nel
manoscritto è piuttosto disorganica, poiché gli
atti iniziano con una parte del verbale in
latino, poi si interrompono per presentare la
relazione in italiano, e infine si concludono
con alcune altre disposizioni vescovili che non
avevano trovato posto nella parte iniziale. Per
amore di ordine e di chiarezza, e anche per
proporre uno schema analogo a quello che
presenteranno tutte le visite seguenti, abbiamo
creduto opportuno di fare una piccola operazione
di smontaggio-rimontaggio, separando e
anticipando la relazione del parroco, la quale
anche sul piano logico, oltre che su quello più
prettamente storico, precede la visita stessa.
Ne trae così giovamento la comprensione
dell’insieme.
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