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1637 maggio 19

Verbale della visita e decreti.  [pdf]

 

 

 

 Verolavecchia

 

 

7. Visita del vescovo Vincenzo Giustiniani (1637)

 

Il vescovo Vincenzo Giustiniani (1633-1645) inizia fin dai primi mesi della sua permanenza bresciana la visita alla sua diocesi, che prosegue poi fino al 1637.

    Niente di particolare ci presenta il suo verbale, se possibile ancor più sintetico del precedente; anzi, non viene menzionato quasi nulla di ciò che attirava la deplorazione dei visitatori precedenti: persino il battistero appare finalmente al suo posto, dopo quasi un secolo di autorevoli e inascoltate rimostranze. Probabilmente la brevità delle ordinanze è un segno, oltre che della tolleranza (o della sbrigatività) del presule, anche del fatto che in Verolavecchia tutto procedeva per il meglio: risultato della stretta disciplinare degli ultimi vescovi, e forse anche della presenza positiva del rettore Chimini, il buon parroco lodato dal visitatore precedente.

    Come sempre, si sottolinea che la parrocchia riceve gli oli santi dalla cattedrale di Brescia: questo uso rituale, fino alla metà del ‘500, attestava l’originaria indipendenza della parrocchia da ogni altra istituzione analoga. Sappiamo però che al tempo della visita del Grisonio (1540) il clero di Verolavecchia per la ricezione degli oli santi e per il servizio del battistero era tenuta a recarsi presso la pieve di Quinzano, benché da qualche tempo rifiutasse di farlo: è da questa remotissima consuetudine ecclesiastica che si deduce con relativa certezza l’originaria dipendenza della chiesa di San Pietro dalla vicina pieve matrice quinzanese. Il verbale del Giustiniani rileva del resto che Verolavecchia non aveva chiese dipendenti, giacché a nessuno era richiesto di ritirare da essa gli oli santi.

    In realtà, aggiunge subito dopo che don Pietro Chimini era vicario foraneo di una plaga comprendente persino le grosse e potenti parrocchie di Verola Alghise e Pontevico. Di fatto, però, il ruolo di vicario foraneo, dal tempo della sua istituzione da parte del Bollani, era legato alla persona dell’investito (ad personam) più che alla sede del suo incarico (ad officium), e dunque possiamo pensare che la dignità spettasse all’esimio sacerdote Chimini, piuttosto che alla parrocchia di Verolavecchia in quanto tale. Proprio nel suo ruolo di vicario foraneo il Chimini viene investito del giudizio su una controversia fra il curato della Breda e certi contadini della località Fienile Maggi, per una non meglio precisata regalìa di fascine.

 

Tommaso Casanova, 1999, p. 161  

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a cura di A. Barbieri & T. Casanova

aggiorn.03/01/2010