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Il vescovo Vincenzo
Giustiniani (1633-1645) inizia fin dai primi
mesi della sua permanenza bresciana la visita
alla sua diocesi, che prosegue poi fino al 1637.
Niente di particolare
ci presenta il suo verbale, se possibile ancor
più sintetico del precedente; anzi, non viene
menzionato quasi nulla di ciò che attirava la
deplorazione dei visitatori precedenti: persino
il battistero appare finalmente al suo posto,
dopo quasi un secolo di autorevoli e inascoltate
rimostranze. Probabilmente la brevità delle
ordinanze è un segno, oltre che della tolleranza
(o della sbrigatività) del presule, anche del
fatto che in Verolavecchia tutto procedeva per
il meglio: risultato della stretta disciplinare
degli ultimi vescovi, e forse anche della
presenza positiva del rettore Chimini, il buon
parroco lodato dal visitatore precedente.
Come sempre, si
sottolinea che la parrocchia riceve gli oli
santi dalla cattedrale di Brescia: questo uso
rituale, fino alla metà del ‘500, attestava
l’originaria indipendenza della parrocchia da
ogni altra istituzione analoga. Sappiamo però
che al tempo della visita del Grisonio (1540) il
clero di Verolavecchia per la ricezione degli
oli santi e per il servizio del battistero era
tenuta a recarsi presso la pieve di Quinzano,
benché da qualche tempo rifiutasse di farlo: è
da questa remotissima consuetudine ecclesiastica
che si deduce con relativa certezza l’originaria
dipendenza della chiesa di San Pietro dalla
vicina pieve matrice quinzanese. Il verbale del
Giustiniani rileva del resto che Verolavecchia
non aveva chiese dipendenti, giacché a nessuno
era richiesto di ritirare da essa gli oli santi.
In realtà, aggiunge
subito dopo che don Pietro Chimini era vicario
foraneo di una plaga comprendente persino le
grosse e potenti parrocchie di Verola Alghise e
Pontevico. Di fatto, però, il ruolo di vicario
foraneo, dal tempo della sua istituzione da
parte del Bollani, era legato alla persona
dell’investito (ad personam) più che alla
sede del suo incarico (ad officium), e
dunque possiamo pensare che la dignità spettasse
all’esimio sacerdote Chimini, piuttosto che alla
parrocchia di Verolavecchia in quanto tale.
Proprio nel suo ruolo di vicario foraneo il
Chimini viene investito del giudizio su una
controversia fra il curato della Breda e certi
contadini della località Fienile Maggi, per una
non meglio precisata regalìa di fascine.
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