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1624 ottobre 23

Verbale della visita e decreti.  [pdf]

 

 

 

Verolavecchia

 

 

6. Visita del delegato vescovile Giorgio Serina (1624)

 

Alle visite affidate dal vescovo Marino Giorgi a parroci di sua stretta fiducia negli anni 1624-1625 appartiene quella effettuata in Verolavecchia dal prevosto di Gambara don Giorgio Serina. Dati salienti del suo verbale sono la sinteticità e l’ordine schematico delle notizie.

 

Degli altari della chiesa parrocchiale, per esempio, si offre una prospettiva che nessuna visita precedente aveva consentito: anzitutto è presente il nuovo altare di San Carlo, eretto verosimilmente dopo il 1610, data della canonizzazione dell’arcive­scovo di Milano. Gli altari poi sono elencati in base alla loro posizione: oltre all’altare maggiore, a destra il Corpo di Cristo (che rimpiazzava l’altare del lascito Firmi) e San Carlo; a sinistra la Santa Croce (che sapevamo già essere di fronte all’altare del Santissimo, realizzato sul suo modello) e il Santo Rosario. È vero che non siamo sicuri da che parte il visitatore intendesse la destra e la sinistra, ma è presumibile che egli osservasse la chiesa dall’altare maggiore, e dunque i primi due altari laterali potevano trovarsi lungo il lato occidentale della chiesa e gli altri due su quello orientale. Naturalmente la chiesa era ancora quella quattro-cinquecentesca, piccola e orientata nord-sud: dunque non ha senso fare paragoni con la chiesa attuale. Si noterà che il cimitero, nonostante le reiterate sollecitazioni dei visitatori precedenti, appare ancora in condizioni deplorevoli, privo di recinzione, circondato da un fosso mal curato, e invaso di arbusti incolti. Dentro la chiesa esistevano, come al tempo della visita precedente, sepolture non allineate al pavimento e non in regola con le disposizioni di legge.

    Le congregazioni di disciplini ora sono due: quella di San Rocco, che aveva nel frattempo ricevuto la ratificazione canonica, si affianca a quella più antica, che ha mutato il titolo da Santa Maria della Pietà a Santa Maria Maddalena (non a caso un personaggio di rilievo nella pala dell’altare da poco realizzata). Le scuole menzionate sono anch’esse due: il Corpus Domini e il Rosario; della Santa Croce si indica soltanto l’altare: un segno probabile dell’estinzione ormai avvenuta della confraternita. Di fatto, essa non appare più in seguito, se non ricordata come un tempo esistente.

    Una bella prospettiva fornisce l’elenco degli impegni del parroco, da cui emergono compiti essenzialmente di carattere economico. Per la prima volta si menziona l’organista come un dipendente stabile della parrocchia; va però detto al riguardo che il contributo del parroco per il musico non era l’unico, poiché di norma al suo salario contribuiva in misura preponderante il Comune, e le confraternite in misura proporzionale al servizio che gli richiedevano. La figura dell’organista fisso, anche se non la implica per forza, invita comunque a supporre la presenza di un organo stabile nella chiesa.

    Notevole (e raro) è l’elogio finale del visitatore per il parroco don Pietro Chimini.

 

Tommaso Casanova, 1999, pp. 157-158

© 2008 - TerrakCiviltà

a cura di A. Barbieri & T. Casanova

aggiorn.03/01/2010