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Documenti

1572 settembre 07

a. Verbale della visita e decreti.  [pdf]

1573 agosto 07

b. Relazione del vicario foraneo di Verola Alghise Francesco Caprioli.  [pdf]

 

 

 

Verolavecchia

 

 

3. Visita del delegato vescovile Cristoforo Pilati (1572)

 

Conseguenza diretta e immediata della visita del Bollani è quella di Cristoforo Pilati (1532-1590), dottore in diritto e arciprete di Toscolano, uomo di notevole cultura e di ammirevole impegno nell’opera di riforma, al punto da divenire uno dei principali collaboratori del vescovo bresciano, e da godere la fiducia dello stesso san Carlo, costituendo un tramite fra i due presuli. Oltre ad essere nominato vicario foraneo della riviera benacense, fu dal Bollani designato visitatore generale della diocesi, con facoltà di trattare anche casi di pertinenza vescovile. Ne seguì una visita, durata un paio d’anni tra il 1572 e il 1574, e i cui risultati furono importante oggetto di discussione nel sinodo diocesano del 1574, dove esplosero forti contrasti tra chi aspirava al rinnovamento da un lato, e dall’altro chi rifiutava una autentica riforma radicale della vita ecclesiastica. In seguito, dopo la morte del Bollani, il Pilati proseguì la sua attività di consulenza giuridica e l’attuazione delle prescrizioni tridentine, collaborando con vescovi di altre diocesi.

    Della sua visita nel bresciano, svolta sulla stretta falsariga di quella del Bollani, rimangono alcuni quadernetti di appunti, da uno dei quali togliamo la parte relativa a Verolavecchia.

 

Questa è senz’altro, tra le varie visite pastorali a Verolavecchia, la più sorprendente che ci sia capitato di incontrare: e le sorprese cominciano subito alla prima riga, quando il visitatore esordisce attribuendo a San Quirico il titolo della chiesa parrocchiale, notoriamente dedicata invece a San Pietro (o in qualche caso ai Santi Pietro e Paolo apostoli). Su questa rilevante incongruenza abbiamo riflettuto ed elaborato un’ipotesi in un recente studio: qui possiamo solo offrirne una rapida sintesi.

    San Quirico doveva essere, fino alla metà del secolo XVI, una chiesa campestre del territorio di Scorzarolo, e negli atti del tempo appare sempre accomunata al vicino oratorio di San Pietro. Sembra che tra il 1565 (visita Bollani) e il 1572 (visita Pilati), per ragioni al momento imprecisabili, il titolo della chiesetta campestre sia stato trasferito in una cappella del cimitero parrocchiale di Verolavecchia, eliminata poi per ordine di san Carlo nel 1580.

    L’equivoco in cui cadde il Pilati (che a sua discolpa ha il non essere del luogo), potrebbe dipendere dal fatto che i suoi appunti furono presi disordinatamente su fogli sparsi, e rimessi insieme in modo affrettato e approssimativo (lo si nota abbastanza chiaramente nella copia rimasta). È possibile che nel primo foglio fosse stato omesso il titolo di San Pietro, mentre in un foglio vicino si parlava in modo ambiguo di un San Quirico al cimitero, che poteva essere scambiato per il nome della chiesa principale: «jn ecclesia Sancti quirici in cæmeterio» significa infatti «nella chiesa di San Quirico, che si trova dentro il cimitero (della parrocchiale)», ma poteva essere interpretato «nella chiesa di San Quirico: nel cimitero», ossia «nel cimitero della chiesa (parrocchiale) di San Quirico», con una conseguente confusione.

 

Per il resto, non ci sono molte novità rispetto al verbale Bollani di sette anni prima. In pratica, nella chiesa principale quasi nessuna delle disposizioni del visitatore precedente era stata applicata: l’altare sotto il pulpito è ancora al suo posto; l’altare del Corpus Christi non è stato realizzato nel luogo di quello del legato Firmi (il Pilati scrive de Ferarijs, ma è una delle tante inesattezze della sua relazione); la pala dell’altare maggiore e il crocifisso non sono stati sostituiti; pavimento e intonacature aspettano chi si decida a provvedervi, come pure i sedili accanto all’altare maggiore, le finestre del presbiterio, la vasca di pietra per il battistero, e molte altre cose minori; il cimitero è ancora aperto e incolto. Non sembra si parli di sacrestia, ma sono nominati un sanctuarium da realizzarsi più decente in un altro posto della chiesa, e un sacrarium da fabbricare del tutto: forse si tratta nel primo caso di un sacrario, e nel secondo di una sacrestia.

    Novità significative rispetto ai verbali precedenti appaiono invece a Scorzarolo: anzitutto intestatari del beneficio di San Giacomo compaiono per la prima volta i frati del convento cittadino di San Domenico, in luogo del decrepito commendatario don Angelo Ugoni: ma per quanto riguarda questo avvicendamento occorre rimandare l’analisi al momento della visita di san Carlo, dove si danno ragguagli più significativi.

    Poi c’è la menzione, sempre in Scorzarolo, della chiesetta campestre di San Firmo. Anche di questa abbiamo avuto già occasione di scrivere: si trattava forse, prima d’allora, di una semplice santella aperta, come si induce dal fatto che fu ignorata dal diligentissimo Bollani; poi dovette essere ampliata, chiusa e trasformata in oratorio, contemporaneamente al trasferimento della cappella di San Quirico nel cimitero di Verolavecchia. È proprio San Firmo l’oratorio campestre che, dopo il 1630, mutò il titolo in quello della Madonnina della Cava, mentre il Semenzi nella sua relazione del 1779 erroneamente lo identificava con l’oratorio di Sant’Antonio abate, ai suoi tempi esistente entro le proprietà della famiglia Spalenza-Sandeo.

 

Quale rettore della parrocchia di Verolavecchia troviamo ora don Tarquinio Dati, nipote del don Ippolito delle visite precedenti. Accanto a lui il prete don Giacomo Alessandrini non è più curato, ma è ancora attivo.

    Le scuole testimoniate dal Pilati sono due, il Corpus Domini e la Santa Croce: non si può dire se questa confraternita, che officiava l’omonimo altare nella parrocchiale, fosse magari la continuazione della scuola di San Pietro Martire attestata dal Bollani, il quale pure rilevava la presenza dell’altare nella sua relazione. Una coincidenza (anche se non decisiva): a Verola Alghise nella prima metà del ‘500 esisteva una scuola intitolata a San Pietro Martire e denominata popolarmente della Crosetta.

    Rispetto al Bollani, il Pilati aggiunge alcune informazioni sulle consuetudini della parrocchia: ossia a chi spetti fornire la lampada del Santissimo, le candele del 2 febbraio, gli olivi delle Palme, i ceri pasquali. Inoltre sono molto preziose le notizie circa l’organizzazione delle confraternite: meriteranno uno studio a parte.

 

Al verbale del Pilati facciamo seguire la breve relazione di Francesco Caprioli, vicario foraneo di Verola Alghise, che fu incaricato circa un anno dopo di verificare quali decreti fossero stati eseguiti nelle parrocchie della zona di sua competenza, e quali impedimenti fossero eventualmente sorti.

    Le informazioni nuove sono l’eliminazione dell’altare sotto il pulpito, la realizzazione dell’altare del Santissimo Sacramento e (pare) la costruzione del battistero in un padiglione. L’altare di Santa Croce viene denominato «altar de le Crosette». Si conferma inoltre l’importanza che si attribuiva al «fabricar le duoi vuolti dela chiesa», con le relative difficoltà economiche del Comune e le resistenze del rettore; e poi l’accenno all’ordine «che vogliano reparare alla Chiesa dij santi vito et modesto campestre aut sia ridotta in capitello», che il Pilati non nominava, e per la quale i responsabili municipali «hanno promisso repararla et ordinarla avanti che passi settembrio».

 

NB: Il testo della relazione Pilati è riportato nella sequenza in cui compare nel manoscritto originale, che però appare manifestamente disordinato; nella traduzione abbiamo dunque indicato con le sigle A, B, C e D il probabile ordine originario del testo, desunto dalle indicazioni marginali del manoscritto stesso.

 

Tommaso Casanova, 1999, pp. 133-135

© 2008 - TerrakCiviltà

a cura di A. Barbieri & T. Casanova

aggiorn.03/01/2010