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1540 ottobre 10

Verbale della visita e decreti.  [pdf]

 

 

 

Verolavecchia

 

 

1. Visita del vicario vescovile Annibale Grisonio (1540)

 

È questa la prima visita pastorale di cui si abbia notizia per Verolavecchia, e di cui sia conservata la relazione: dunque, benché il verbale non sia ricchissimo di tutte le informazioni che ci si auspicherebbe da un documento di tal genere, è comunque molto prezioso, poiché se ne ricava il primo quadro abbastanza completo della parrocchia, da quando essa esiste.

 

Il visitatore, «Reverendus in christo pater Iuris Vtriusque doctor Dominus Hanibal Grisonius Canonicus Iustinopolitanus, In Episcopatu Brixie locumtenens Et Vicarius generalis» [il reverendo padre in Cristo, dottore in diritto civile ed ecclesiastico, Annibale Grisonio, canonico di Capodistria, luogotenente e vicario generale episcopale di Brescia]), fu stretto collaboratore dei vescovi Francesco (1531-1543) e Andrea Cornaro (1543-1551) tra il 1540 e il 1545, e si distinse per la severità manifestata contro alcuni segnali di eresia luterana che si stavano diffondendo nella diocesi. A questo zelante prelato il vescovo Francesco Cornaro affidò la visita di una quarantina di parrocchie della bassa occidentale, da Verziano a Travagliato, che si svolse tra il 5 e il 22 ottobre del 1540, e di cui sopravvivono i verbali, i primi del genere per il bresciano, dai quali è tratto quello pubblicato qui appresso.

 

Nella parrocchia di Verolavecchia pare che tutto proceda in maniera discreta e ordinata. Titolare della chiesa di San Pietro è il canonico bresciano don Ippolito Dati, non presente al momento della visita perché non risiedeva nella parrocchia, come del resto quasi nessuno dei parroci e dei rettori di quel tempo. Tuttavia i suoi collaboratori, in particolare il curato don Tommaso Pellati, svolgono il proprio compito in maniera soddisfacente, godendo il consenso della popolazione, e – cosa rara – hanno una vita impeccabile; solo don Lorenzo Lanzoni ha in casa una domestica un po’ troppo giovane rispetto ai limiti di legge.

    Pochissimo è detto sulle chiese del territorio e sulla loro gestione. In particolare, non vengono nominate in Verolavecchia le chiese di San Vito e di San Pietro vecchio; quanto a Scorzarolo, vi compare solo la chiesa principale di San Giacomo. È probabile che al visitatore premesse controllare le chiese e le altre entità ecclesiastiche dei centri abitati, e che per questo abbia trascurato di accedere a quelle campestri.

    Tra le osservazioni più significative, notiamo che il cimitero della parrocchiale è privo di recinzione, come del resto tutti i cimiteri dell’epoca, e quindi soggetto all’invadenza di animali d’ogni genere. Non esiste una sacrestia, mentre il battistero è in buone condizioni e ben custodito: l’espressione del verbale darebbe quasi l’impressione che il battistero fosse un edificio separato dalla chiesa principale.

    Arredi e paramenti sono nel complesso adeguati, tranne forse il Santissimo Sacramento, che era conservato in un vaso di vetro, per cui il visitatore ordina di riporlo in una teca destinata fino ad allora a conservare una reliquia.

    Il vicario episcopale rileva però che non esiste un inventario delle dotazioni e delle proprietà della parrocchia, e dà ordine che lo si provveda entro tre mesi. In realtà non sappiamo se tale inventario fu stilato: il più antico di cui ci sia pervenuto il testo appartiene al 1576, e fu redatto su ordine del vescovo Domenico Bollani.

 

Sempre dalla visita del Grisonio, nelle pagine relative a Quinzano, abbiamo per la prima volta un preciso quadro territoriale del distretto pievano quinzanese, cui Verolavecchia apparteneva; riportiamo il passo, per il suo evidente interesse documentario:

 

Capelle subiecte dicte plebi sunt infrascripte videlicet

Ecclesia parrochialis sancte marie magdalene de aqualonga
Ecclesia parrochialis sancti sebastiani de la motela quarum Rectores accedunt in sabbato sancto ad accipiendum Crisma

Ecclesia sancti siluestri de monticellis
Ecclesia sancti petri de virolaueteri
Ecclesia sancti Iacobi de gabiano
Ecclesia sancte marie de padernello
Ecclesia sancti Ioannis de villanoua

{dicte omnes Ecclesie solite Erant accedere ad accipiendum crisma, et adiuuandum fieri baptisterium In dicta plebe de quinzano, nunc recusant predicta facere}

 

[Le chiese minori sottoposte alla pieve di Quinzano sono le seguenti:

Chiesa parrocchiale di Santa Maria Maddalena di Acqualunga;
Chiesa parrocchiale di San Sebastiano della Motella: i rettori di queste due chiese si presentano a Quinzano il sabato santo per ricevere il crisma.

Chiesa di San Silvestro di Monticelli;
Chiesa di San Pietro di Verolavecchia;
Chiesa di San Giacomo di Gabiano;
Chiesa di Santa Maria di Padernello;
Chiesa di San Giovanni di Villanuova.

Tutte queste chiese di norma in passato si presentavano a ricevere il crisma e a servire il rito battesimale nella pieve di Quinzano, ma ora rifiutano di farlo.]

 

    L’attestazione è piuttosto tardiva, ma è ugualmente interessante perché mostra che la fase del distacco delle parrocchie minori dalla pieve matrice era ancora in corso a metà del ‘500.

 

Tommaso Casanova, 1999, pp. 119-120

© 2008 - TerrakCiviltà

a cura di A. Barbieri & T. Casanova

aggiorn.03/01/2010