|
È questa la prima visita
pastorale di cui si abbia notizia per
Verolavecchia, e di cui sia conservata la
relazione: dunque, benché il verbale non sia
ricchissimo di tutte le informazioni che ci si
auspicherebbe da un documento di tal genere, è
comunque molto prezioso, poiché se ne ricava il
primo quadro abbastanza completo della
parrocchia, da quando essa esiste.
Il visitatore, «Reverendus
in christo pater Iuris Vtriusque doctor Dominus
Hanibal Grisonius Canonicus Iustinopolitanus, In
Episcopatu Brixie locumtenens Et Vicarius
generalis» [il reverendo padre in Cristo,
dottore in diritto civile ed ecclesiastico,
Annibale Grisonio, canonico di Capodistria,
luogotenente e vicario generale episcopale di
Brescia]), fu stretto collaboratore dei vescovi
Francesco (1531-1543) e Andrea Cornaro
(1543-1551) tra il 1540 e il 1545, e si distinse
per la severità manifestata contro alcuni
segnali di eresia luterana che si stavano
diffondendo nella diocesi. A questo zelante
prelato il vescovo Francesco Cornaro affidò la
visita di una quarantina di parrocchie della
bassa occidentale, da Verziano a Travagliato,
che si svolse tra il 5 e il 22 ottobre del 1540,
e di cui sopravvivono i verbali, i primi del
genere per il bresciano, dai quali è tratto
quello pubblicato qui appresso.
Nella parrocchia di
Verolavecchia pare che tutto proceda in maniera
discreta e ordinata. Titolare della chiesa di
San Pietro è il canonico bresciano don Ippolito
Dati, non presente al momento della visita
perché non risiedeva nella parrocchia, come del
resto quasi nessuno dei parroci e dei rettori di
quel tempo. Tuttavia i suoi collaboratori, in
particolare il curato don Tommaso Pellati,
svolgono il proprio compito in maniera
soddisfacente, godendo il consenso della
popolazione, e – cosa rara – hanno una vita
impeccabile; solo don Lorenzo Lanzoni ha in casa
una domestica un po’ troppo giovane rispetto ai
limiti di legge.
Pochissimo è detto
sulle chiese del territorio e sulla loro
gestione. In particolare, non vengono nominate
in Verolavecchia le chiese di San Vito e di San
Pietro vecchio; quanto a Scorzarolo, vi compare
solo la chiesa principale di San Giacomo. È
probabile che al visitatore premesse controllare
le chiese e le altre entità ecclesiastiche dei
centri abitati, e che per questo abbia
trascurato di accedere a quelle campestri.
Tra le osservazioni
più significative, notiamo che il cimitero della
parrocchiale è privo di recinzione, come del
resto tutti i cimiteri dell’epoca, e quindi
soggetto all’invadenza di animali d’ogni genere.
Non esiste una sacrestia, mentre il battistero è
in buone condizioni e ben custodito:
l’espressione del verbale darebbe quasi
l’impressione che il battistero fosse un
edificio separato dalla chiesa principale.
Arredi e paramenti
sono nel complesso adeguati, tranne forse il
Santissimo Sacramento, che era conservato in un
vaso di vetro, per cui il visitatore ordina di
riporlo in una teca destinata fino ad allora a
conservare una reliquia.
Il vicario episcopale
rileva però che non esiste un inventario delle
dotazioni e delle proprietà della parrocchia, e
dà ordine che lo si provveda entro tre mesi. In
realtà non sappiamo se tale inventario fu
stilato: il più antico di cui ci sia pervenuto
il testo appartiene al 1576, e fu redatto su
ordine del vescovo Domenico Bollani.
Sempre dalla visita del
Grisonio, nelle pagine relative a Quinzano,
abbiamo per la prima volta un preciso quadro
territoriale del distretto pievano quinzanese,
cui Verolavecchia apparteneva; riportiamo il
passo, per il suo evidente interesse
documentario:
Capelle subiecte dicte
plebi sunt infrascripte videlicet
Ecclesia parrochialis
sancte marie magdalene de
aqualonga
Ecclesia
parrochialis sancti sebastiani de
la motela quarum Rectores accedunt
in sabbato sancto ad accipiendum
Crisma
Ecclesia
sancti siluestri de monticellis
Ecclesia sancti
petri de virolaueteri
Ecclesia sancti Iacobi de
gabiano
Ecclesia sancte
marie de padernello
Ecclesia sancti
Ioannis de villanoua
{dicte
omnes Ecclesie solite Erant
accedere ad accipiendum crisma, et
adiuuandum fieri baptisterium In dicta plebe
de quinzano, nunc recusant
predicta facere}
[Le chiese minori sottoposte alla
pieve di Quinzano sono le seguenti:
Chiesa
parrocchiale di Santa Maria Maddalena di
Acqualunga;
Chiesa parrocchiale di San Sebastiano della
Motella: i rettori di queste due chiese si
presentano a Quinzano il sabato santo per
ricevere il crisma.
Chiesa di
San Silvestro di Monticelli;
Chiesa di San Pietro di Verolavecchia;
Chiesa di San Giacomo di Gabiano;
Chiesa di Santa Maria di Padernello;
Chiesa di San Giovanni di Villanuova.
Tutte queste
chiese di norma in passato si presentavano a
ricevere il crisma e a servire il rito
battesimale nella pieve di Quinzano, ma ora
rifiutano di farlo.]
L’attestazione è
piuttosto tardiva, ma è ugualmente interessante
perché mostra che la fase del distacco delle
parrocchie minori dalla pieve matrice era ancora
in corso a metà del ‘500.
|