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Verolanuova
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La
chiesa del Suffragio
da CASANOVA,
Tommaso, (a cura di), 1998, Ombre senza voce.
Le chiese del territorio demolite negli ultimi
cent’anni (San Paolo, Verolavecchia,
Verolanuova, Quinzano),
Verolavecchia, Terra
& Civiltà, pp. 97-114.
[pdf]
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Le prime notizie
La chiesa del Suffragio di Verola Alghise
sorgeva in contrada Castello, a nord della
antica parrocchiale di San Lorenzo (oggi
comunemente chiamata Disciplina),
presumibilmente nel luogo dove in precedenza
esisteva quella di Santa Maria “sopra il
Cimitero”.
La demolizione di quest’ultima, ritenuta
troppo piccola e inadeguata, era stata decretata
da san Carlo Borromeo durante la sua visita
pastorale nel 1580. Non sono stati reperiti
documenti che attestano l’avvenuta esecuzione di
questa disposizione, per cui oscure sono le
vicende che riguardano la suddetta chiesa per i settant’anni successivi. Solo a partire dal 1646
emergono dati concreti che consentono di far
luce sulla storia, anche se non sempre
perfettamente chiara, del nuovo oratorio.
Il registro intitolato Censi e Capitali
dell’Immacolata Concezione, conservato
presso l’archivio parrocchiale verolese,
rappresenta la fonte principale da cui sono
state attinte le informazioni che riguardano da
vicino le sorti della chiesa.
Il primo documento interessante è del 28 ottobre
1646; in esso si parla di una riunione del
consiglio generale della confraternita del
Santissimo Suffragio dei Morti, tenuta nella
nuova chiesa parrocchiale appena costruita, per
discutere sull’acquisto della casa di Felicita
Belegrandi da trasformare in oratorio dove la
confraternita possa riunirsi ed officiare.
Adi 28 octobre 1646
Convocato, et congregato il
Consiglio Generale della Archiconfraternita del
Santissimo Suffraggio de morti nella chiesa nova
nel qual consiglio vi erano tutti l’infrascritti
[segue l’elenco dei presenti]
Nel qual consiglio e sta ordinato se si deve
comperare il logo di Felicita Belegrandi per
essere bisogno di fare un oratorio per detta
Archiconfraternita dove che tutti, à viva voce
hanno detto che si debba comperare essa casa et
farli detto oratorio, et per esequtione di ciò
tutti unitamente hanno elletto, et ellegono à
trattare, et stabilir esso mercato li seguenti
Domini Marino et Boschetto presenti nelli quali
molto si confida, dando la autorita di trattar,
et stabilir esso mercato in quel pretio che ad
essi elletti pareranno, et piaceranno insieme
con quelli termini che pareranno ad essi
opportuni et necessarij con tutte quelle
promissioni et obligationi che si sogliono fare
in simili instrumenti dandoli piena authorita
etc. [...]
Solo un mese dopo, il 30 novembre 1646, si
afferma che è necessario fare un oratorio nella
casa della confraternita per celebrarvi le
funzioni. In particolare, si sottolinea che è
opportuno costruire l’oratorio in questa casa
perché il costo è minimo:
Adi 30 novembre 1646
Convocato e congregato il
Consiglio Generale della compagnia del
santissimo suffragio posto nella chiesa nova
nella quale vi erano tutti li seguenti [segue
l’elenco dei presenti]
nella quale congregatione è statto proposto se
si deve fare un oratorio nella casa di essa
compagnia per accio che sijno fatte le fontioni
che hora si fanno; che tutti essi fratelli à
viva voce hanno risposto che si debba fare detto
oratorio massime per la pocha spesa intorno ad
esso oratorio.
Un’attenta lettura dei documenti non
fornisce, tuttavia, risposte certe sullo
svolgersi dell’intera vicenda, ma lascia spazio
ad alcune ipotesi, tutte a loro modo possibili,
sulle origini del nuovo oratorio.
1. La vecchia chiesa di Santa Maria sopra il
cimitero sarebbe stata demolita poco dopo il
1580 per ottemperare alle disposizioni di san
Carlo; al suo posto sarebbe sorta un’abitazione
civile, forse proprio la casa di Felicita
Belegrandi, in seguito acquisita dalla
confraternita del Suffragio e trasformata di
nuovo in un oratorio.
2. La vecchia chiesa non sarebbe stata
soppressa, ma avrebbe continuato ad essere
utilizzata dalla confraternita del Suffragio per
le proprie riunioni e per il culto; divenuta, in
seguito, inadeguata alle esigenze, la
confraternita avrebbe deliberato l’acquisto di
un cortile adiacente (forse il “logo” di
Felicita Belegrandi) per ampliarla e renderla
idonea alle proprie necessità di culto.
3. La vecchia chiesa potrebbe non essere stata
demolita, benchè già da tempo in disuso. Col
tempo la confraternita, che aveva un altare
nella chiesa parrocchiale primitiva, avrebbe
provveduto a riattare l’antico oratorio per le
nuove esigenze, e a riaprirlo al culto.
La confraternita del Suffragio era nata,
probabilmente, intorno al 1633, poiché proprio
il 20 ottobre di quell’anno i confratelli del
Santissimo Sacramento di Verola Alghise
supplicavano il pontefice Urbano VIII di
aggregare l’altare della Madonna della Viticella,
nella vecchia chiesa parrocchiale, alla
compagnia romana del Suffragio, ottenendone
tutti i privilegi. Non è ben chiaro quale sia il
rapporto esistente tra la scuola del Santissimo
Sacramento, l’altare della Viticella e la
confraternita del Suffragio: l’argomento
meriterebbe un approfondimento soprattutto per
l’aspetto documentario, ma non è possibile in
questa sede. Tuttavia una cosa è abbastanza
evidente: in quell’epoca, e fino all’autunno
1646, la scuola del Suffragio non aveva un
oratorio proprio, ma officiava un altare mariano
situato dentro la vecchia parrocchiale di San
Lorenzo. Infatti, proprio alla prima metà del
1646 risalgono diverse indicazioni di pagamento
destinate a quell’altare. La più interessante è
una ricevuta autografa del lapicida (marmista)
Lorenzo Puegnago, autore del paliotto (pali)
dell’altare:
Adi 25 marzo 1646 Confeso io
Lorenzo puigniago haver ricijuto da monsior
curato berlingoti setantauno aconto del pali del
altar del suffragio dico berlingotti 71
Questa ricevuta ha una conferma, cui segue una
serie di altre spese, tra cui quelle per la
bardella (ossia predella) al marmista Simone
Faitino di Rezzato:
Adi 25 marzo [1646] à
messer Lorenzo Pignani à conto del Pali di
Pietra Lire 71
Adi 16 aprile speso a far
l’officio del mese istesso Lire 39
Adi 2 aprile datto un
Cerliaro [?] Datto a messer Simon Faitino
cioè berlingotti 15 per la condotta della
Bardella Lire 17 soldi 5
et il resto che sono berlingotti 2 soldi 5 à
conto di detta Bardella
Et più datto al sudetto
messer Simone Faitino berlingotti 87 soldi 5
che sono per il pagamento cioè se sarà stimato
più pagar il residuo per la Bardella
Nella medesima pagina, sopra le indicazioni
di pagamento appena riportate, sono elencate
varie altre spese prive di datazione, che
tuttavia si possono ricondurre agli stessi mesi
del 1646: documentano l’acquisto della pietra
per l’altare intarsiato, la stuccatura, la
doratura delle cornici dell’ancona, nonché la
realizzazione di una pala, commissionata a un
pittore di Cremona:
Notta delli danari spesi da me
Carlo Roncaglio
à Benefficio dell Altare et altro del Santissimo
suffraggio etc.
hò datto una dopla di spagna et
un ongaro à messer Simone Faitino à conto della
pietra dell’altare intarsiato Lire 46 soldi 5
A conto delli stuccatori hò datto A messer
Bernardino Ghidello Lire 19
A conto Come sopra à messer Giovanni Paolo moro
Lire 22 soldi 2
A conto come sopra à messer Giovanni Battista
Romano Lire 103 soldi 2
A Cremona per spesa fatta per occasione di
trattare col pittore per la Pala con un compagno
Lire 9
All’Indoratore per Compito pagamento delle
cornici Lire 3 soldi 2
Pagato per la Casetta della Pala Lire 3 soldi 2
In Donzene Cinque Anelli per la pala Lire 1
soldi 5
A finir di pagar la Pala scudi 50 Lire 350
A quelli che portano la Pala da Cremona Lire 13
Alcune note di entrata riguardano, invece,
vendite di vecchi arredi, fatte forse per
reperire urgentemente dei fondi:
Entrata del 1646
Adi 17 [febbraio] per un
calice venduto al signor don Giullio Colla Lire
64
Per un par de candeglieri venduti al parolotto <di>
Virola Vecchia rotti Lire 18 soldi 2
Per il parapetto dell’Altare venduto à
Disciplini Lire 28
Il fatto che la confraternita vendesse dei
candelieri, un calice e il parapetto
(paliotto) di un altare, attesta l’intenzione di
alienare arredi e suppellettili dismesse, in
vista della progettata edificazione
dell’oratorio. Altre spese sostenute tra
dicembre 1646 e gennaio 1647 documentano
l’acquisto di panche, di candelabri e di una
croce d’ottone. È qui che si cominciano a vedere
espliciti riferimenti alla fabrica
dell’oratorio in Castello, con i nomi di alcuni
dei tecnici coinvolti nell’opera:
Notta delli danari spesi per il
Suffragio
Per gionta di sei candeglieri de
ottone compri à Brescia che pesano lire sei et
una Croce d’ottone all’incontro berlingotti 54
A Messer Bernardino Maestrello à conto
dell’oratorio che fabrica in Castello hò datto
dople due d’Ittallia ducatoni due et ducati due
che danno berlingotti 181 soldi 6
Speso nell’ufficio che si è fatto celebrare adi
3 Decembre per il medemo mese 50 soldi 8
In opere 4 fatte à portar via tera quadrelli
legnami 3 soldi 8
In lire due chiodi tolti da messer Antonio [?]
per il solaro da basso per l’oratorio soldi 9
7 Decembre datto à messer Bernardino Maestrello
ducatoni 6 di Milano à conto della fabrica
dell’oratorio che sono 64 soldi 8
Datto a messer Lorenzo Gerello a conto di messer
Bernardino per pagar assi ducatoni 3 et mezzo
sono berlingotti 35 soldi 8
Adi 13 Decembre 1646
Datto à messer Bernardino
Maestrello ducatoni 6 di Milano che danno
Berlingotti 64 soldi 8
Adi 19 sudetto
Datto à messer Bernardino
ducatoni 3 ducati 2
Ancora spese nel gennaio successivo:
Adi 2 Genaro 1647
Denari datti à messer Lellio à
conto delle banche dell’suffraggio adi sudetto.
Hò datti ducatoni cinque cioè ducatoni 4 mozzi
et un ducatone di par 52: 8
et più adi 13 sudetto
Hò datto al sudetto messer lellio
per le banche ducatoni 2 et mezzo et un’ongaro
Benché la lettura dell’anno nella data non
sia certa, a questa fase dei lavori dovrebbe
risalire la nota seguente:
Adi 2 Genaro 1647 [?]
Fatti li conti con Messer Giovan
Iacomo Facino del tutto suo maneggio de la robba
et tirato et spesa in far la nova fabrica del
nostro oratorio, viste prima le sue partite et
per esser statto anco sopra intendente alla
detta fabrica per mercede delle sue giornate, et
per suo salario per esser statto proveditor di
chiesa doi anni detratto ogni cosa del datto et
receputo resta creditore della sudetta scola
Berlingotti 50 dico
Io Giovanni Spinello Primicerio
Io Giovanni Battista Negroni guardiano
Io Bernardino Boschetto
Io Stefen Par camerlengo presente
L’oratorio dovette essere inaugurato poco
tempo dopo: certo non oltre la metà del 1647. In
autunno era già in piena efficienza, come rivela
– ad esempio – questa annotazione: «Il 27
novembre 1648 il Consiglio si riunisce
nell’oratorio di detta archiconfraternita sito
in Virola in contrada della chiesa vecchia».
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Gli arredi dell’oratorio
Una volta aperta la nuova chiesa, non cessarono
le opere di abbellimento e di arricchimento
dell’arredo. Pochi anni dopo venivano ancora
designate quattro persone per trattare con gli
artigiani e stabilire il compenso per la
doratura dell’altare (probabilmente
dell’ancona).
Adi 4 novembre 1650
Li confratelli della
congregatione hoggi fatta hanno eletta, et
elleggono li signori Bernardino Boschetto
Stefano Parri, Giovanni Giacomo Facino et Giulio
Spallenza ad andar à trattar con li indoradori
per far indorare l’altare del oratorio del
santissimo Suffraggio de morti, et trattato che
haveranno stabilir il mercato per qual pretio
che ad essi pariranno spediente.
Ma gli investimenti non erano finiti: si
sentì, infatti, la necessità di arricchire
ulteriormente gli arredi con l’indoratura di
quattro candelieri già esistenti, nonché di una
croce di legno dorata. Nello stesso mandato di
pagamento si parla di un certo Montanino
scultore che riceve un compenso di 42
berlingotti per la realizzazione di alcuni
angeli, di cui però non si conosce il numero.
27 Maggio 1651
Speso lire piccole 63 per adorare
quattro candelieri gia della compagnia et fatti
di novi del istessa forma adorati comprehendo
ancora una croce di legno medemente adorata et
più pagato al Montanino scultore per listessi
Angeli Berlingotti 42
Il desiderio di avere una chiesa, che
rispecchiasse il prestigio e l’importanza della
confraternita, spiega il flusso di spese
finalizzate all’ammodernamento del palco (forse
il catafalco per le officiature funebri) con
adeguati candelieri neri, o all’acquisto di tre
vasi di maiolica e di una cornice per l’altare
(l’unico esistente), due segrete, di cui una
dorata e l’altra nera; il tutto, così pare,
sostenuto dalle elemosine:
Per far fare li cosini di tutti
li Colori; et quelli di Curame per la scola
dell’ Santissimo Suffragio e fatta da me Iulio
Spalenza Berlingotti cento ottanta sette
Per far fare la scala per le quaranta hore
importa Berlingotti 5
Per far coprire l’altare di asse et altre spese
Berlingotti 15
Per un paro di torze che importano Berlingotti
vinti uno per la Madona di setembre et regalia
fatta alli cantori per cantare contano
Berlingotti 3
Per far rigolar la campana diverse volte
Per un brazzo di tela per slongare la tovaglia
dell’altare et far fare due chiavi Berlingotti 4
Per tre vasi di maiolica per l’altare
Berlingotti 2
Per limosina datta alli Reverendi Padri Capucini
in quattro volte Berlingotti 23
Per il Santissimo Crucifisso Berlingotti 35
Per remodernar il Palco con candieri negri
Berlingotti 25
Per far adorare la cornice dell Cristallo
dell’altare
Per far comodare la lampada al Altare dell’
Santissimo suffragio
Per far fare candelotti a Messer Giulio Spalenza
et cera tolta per la Madonna della Ceriola
Berlingotti sessanta soldi sedici
Per far fare le cerche per la scola dell
Santissimo Suffragio in doi volte
Per li segreti di dir messa una adorata, e
laltra negra
Quale spese sono tutti adenari di lemosina per
la scola dell’ Santissimo Suffraggio
Il mese di settembre era, poi, tempo di
rinnovo e di grandi lavori, forse per
l’occasione della festa della Natività di Maria
(la Madona di setembre): si sbiancava la
tovaglia dell’altare, ci si riforniva di cera,
olio e candele. In questa occasione era prevista
anche una spesa di 3 lire, regalia data ai
coristi e al cantore, che era il responsabile
del coro.
Tuttavia, l’altare del suffragio non era
ancora stato adeguatamente completato e perciò
ad esso non si officiava, come rileva ancora il
vescovo Ottoboni nella sua visita del 7-8
ottobre 1663:
Oratorium Beate Marie Virginis
suffragij pro defunctis noviter extructum [cuius]
altare nondum est perfectum, et ideo ad illud
non celebratur
[L’oratorio della Beata Vergine
Maria del Suffragio dei defunti, costruito
recentemente, il cui altare non è ancora stato
completato, perciò non vi si celebra.]
Il 3 maggio 1666 la confraternita, riunita
in assemblea generale, discusse a lungo sulla
opportunità di fare una sacrestia; a maggioranza
di voti se ne deliberò la costruzione, onde
integrare l’edificio religioso:
Adi 3 maggio 1666 in Virola
Alghis
È statta fatta congragacione
generale dalli fratelli del Santissimo
Suffraggio per determinar in essa varij bisogni
si per far una sacristia [...]
Nella qual congregacione prima è statto balotato
se si debba fare la sacristia et altre opere
intorno alla chiesa, et è statto determinato per
magior numero de voti affirmativi che si debba
fare quanto bisogna intorno alla Sacristia, et
altra fabrica per bisogno del Nostro oratorio
[...]
Le opere di miglioramento continuarono nel
corso dei successivi cinquant’anni, durante i
quali l’edificio fu imbiancato, sia esternamente
che internamente, e si progettò di riformare
l’altare, rivolgendosi per un preventivo anche
ad un pittore patavino:
Adi 31 agosto 1681
Convocato, è congregato il
Conseglio Generale della Veneranda confraternita
del santissimo suffragio de morti di Verola
Alghise nella chiesa sive oratorio di ragione di
detta Veneranda confraternita, [segue
l’elenco dei presenti]
Nel qual Conseglio è stata approvata a tutte
voci la spesa fatta fare dietro alla chiesa,
tanto per farla biancare, di dentro, è di fuori,
quanto gli ornamenti parimente fatti alla
medesma, come si è visto, et che però etc.
Parimente nel detto Conseglio è stata presa
parte à viva voce di far aggiustare l’altare;
con le sue prede, et ancona conforme al dissegno,
mandato da un Pittore di Padova et occorrendo
anco à puoterlo far fare da altri pittori, in
quel meglior modo, che sarà stimato propprio per
beneficio della scola, et anco con il magior
avantaggio possibile, dando autorità alli
Guardiani per tali fontioni, et per aggiustare
quanto di sopra, affinche più presto si possi
far celebrare la messa, conforme fanno anco li
altri Oratorij et discipline di Verola; essendo
cosi la mente anco dell’Illustrissimo signor
Conte Lucretio protettore etc. et Preposito come
vien asserto etc.
Gioseppo Soncino Secretario cosi
richiesto etc.
Tali lavori furono possibili in seguito
anche al contributo del Conte Lucrezio Gambara,
protettore della confraternita, secondo un
antico privilegio feudale ed una consuetudine
del tempo. Di fronte, però, al problema di
comperare una nuova ancona, il consiglio scartò
il progetto iniziale, forse troppo costoso, e
deliberò l’acquisto di un’altra a Brescia,
all’insegna del risparmio, cedendo, cioè, una
vecchia anconetta per ridurre il debito:
Adi 25 giugno 1684
Convocato et Congregato il
Consiglio Generale della Veneranda confraternita
del Santissimo Suffragio di morti di questa
terra nel qual fu discorso il bisogno di
Comperar ò far fare una Ancona di detto
Santissimo Suffragio etc. [...]
Nel Qual Consiglio fu rappresentatto dali
Signori Primisserio, et guardiani esserli
presentate occasione di comperare in Brescia una
Ancona gia fatta, et adorata per stabilire
l’Altare nel Nostro oratorio come si e detto, et
pero dispensate le balle, fu stabilito con voti
affermativi quaranta è negativi trei di far la
Spesa di detta Ancona, con tutti li possibili
vantaggij è fu datta l’Autorita alli sudetti
Signori Primisserio et Guardiani di trattare et
far quanto bisogna per la Compra della sudetta
Ancona.
Andrea Bonfadino Sindico è V. S.
A margine la notizia di come si compì
l’affare:
Adi 29 Giugno 1684
Fu fatto venire da Brescia il
Signor giuseppe Mabelino Intagliatore, e Maestro
che haveva la detta Ancona da vendere, e cio fu
d’ordine dell’Illustrissimo Signor Conte
Lucretio Gambara Protettore, e cosi inanzi Sua
Signoria Illustrissima si tratta del prezzo, e
fu stabilito in Scudi vintisei de lire sette
l’uno, con questo di darli dentro quella
Anconetta, che di presente si ritrova attorno
alla Beata Vergine.
Non è per nulla chiara nel significato,
invece, la seguente delibera, della fine del
secolo, dove sembra si alluda a un progetto di
ampliamento o di ricostruzione totale
dell’edificio, ormai troppo piccolo rispetto
alla frequenza dei fedeli:
14 settembre 1698
Convocato e congregato il
Consiglio Generale della sudetta veneranda
scuola della chiesa sive oratorio di ragione
della medesima [seguono i nomi dei presenti]
nel qual Consiglio è stata discorso come che sin
sotto lì 8 giugno prossimo passato sia statta
presa parte di far fabricar l’oratorio di santa
[Maria del Suffragio?] per più commodo de
confratelli como anco per dar magior loco alla
gente che vien ad udire le messe resta solo di
deputar il luogo novamente discorso doppo presa
la sudetta Parte 8 Giugno cioè se si debba farlo
fabricare, ò di dentro, ò di qua della chiesa.
Laonde dispensate le balle correndo Balle 69 è
statta presa parte con balle affirmative numero
58 negative 11 cioè che detto oratorio si debba
fare entro alla chiesa per minor spesa della
scuola.
Quando cosi però venghi decretato dal molto
illustrissimo Signor Vescovo di Brescia, ò suo
vicario, et ita ecc.
L’ultimo documento reperibile
sull’argomento nel registro di Censi e
Capitali, risalente al 1714, attesta una
riunione assembleare della confraternita, nella
quale si delibera la costruzione del paliotto (parapetto)
dell’altare, con 91 voti favorevoli e uno
contrario:
Adi 2 Xbre 1714
Convocato et Congregato il
Conseglio Generale nella Archiconfraternita Del
Santissimo Sufragio di morti quale A inposto di
far un parapetto al Medemo Altare. E corso la
Balotacione De Confratelli che sono voti numero
91 e statto il Conseglio Affermativi 90 Negativi
1 et a imposto li medemi Fratelli de Ellegiere
due homini boni per asistere alla spesa di
questo altare. Quali sono Il Signor Giovanni
Angelo Belusco et Il Signor Baldasar Rossini
[...]
Con il dissenso di un solo componente si
chiude per noi un capitolo interessante, anche
se talora contraddittorio, nell’intrecciarsi di
disposizioni non sempre riconfermate.
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I secoli XVIII-XIX
Dal 1714 al 1861, cioè per circa 150 anni, un
polveroso silenzio si è annidato fra i
documenti, impedendone il reperimento.
Negli anni dell’esperimento illuministico,
in cui si rivendicava la superiorità dello stato
sulla chiesa e la dea Ragione era posta sugli
altari, furono introdotte importanti riforme che
modificarono il profilo della società
settecentesca. Forse, ma è un azzardo, il vuoto
di memorie scritte è da addebitarsi a quel
particolare momento di riordino generale,
voluto, per quanto riguarda la Lombardia, dalla
dominazione napoleonica e poi da quella
asburgica; oppure, più semplicemente, è da
collegare a una ristrutturazione interna della
confraternita.
Numerose sono le congetture possibili,
anche se non sempre confortate da dati concreti.
Si può pensare, ad esempio, che la chiesa
parrocchiale abbia oscurato il ruolo della
chiesetta del Suffragio, forse già indebolito
dalla disposizione napoleonica (1804), secondo
la quale i cimiteri dovevano sorgere fuori dagli
abitati.
Anche nella prima metà dell’800,
caratterizzata da un irrequieto intrecciarsi di
eventi reazionari e di sussulti liberali, non
dovette essere facile conservare e registrare il
materiale documentario.
L’indagine storica sulla chiesetta riparte,
quindi, dal 1861, l’anno a cui risalgono le
prime testimonianze ritrovate dopo un lungo
salto nel buio. Il 2 novembre 1861 viene stilato
un elenco nel quale sono inventariati tutti gli
arredi sacri appartenenti alla chiesa di Santa
Maria del Suffragio.
Verolanuova il 2 Novembre 1861
Inventario di tutti gli arredi
sacri ed effetti, che appartengono alla chiesa
di S. Maria del Suffragio.
N. 1 Un calice di rame inargentato con patena
Vallutati franchi 13
“ 3 Missali, due da vivo, l’altro di morto
“ 6 Pianete a giardino due delle quali molto
usate e quasi, una rossa, una violacea e verde e
due nere Val. Fr. 40
“ 6 Camici, 2 di tela forte e due molto usati.
Val. Fr. 20
“ 3 Cingoli ossia cordoni per le messe. Val. Fr.
2
“ 5 Amiti
“ 8 Animette
“ 5 Corporali
“ 30 circa purificatori
“ 5 Fazzoletti e più due altri quasi rotti. Val.
Fr. 12
“ 12 Tovaglie tre ricamate 2 con fornitura 3 con
pizzi 4 sopra tovaglie. Val. Fr. 75,50
“ 3 Tovaglie piccole per elemosine. Val. Fr. 2
“ 2 Tovaglie per le comunioni con piccolo
ricamo. Val. Fr. 2
“ 3 Cotte, una buona, le altre molto usate Val.
Fr. 2
“ 5 Veli di sete che coprono l’immagine della B.
V. usate Val. Fr. 4
“ Un velo rosso pel deposito dei santi Val. Fr.
3
“ 4 Conopei per la custodia uno di ganzo d’oro
ordinario, l’altro a giardino, uno rosso, e
violaceo. Val. Fr. 4
“ 2 Copertine per la mensa dell’altare, una di
seta celeste l’altra di [?] Val. Fr. 3
“ Un reliquario di legno indorato, che contiene
8 reliquie una delle quali è insigne
“ Una teca di reliquie N. 12 e questa d’argento
Val. Fr. 2
“ 3 Depositi di rame inargentato uno in forma di
croce, l’altro per le altre reliquie di santi
Val. Fr. 10
“ Un deposito di reliquie antico di legno molto
usato Val. Fr. 4
“ 6 Candeglieri di rame inargentati con croce
ecc. di ragione dell’oratorio
“ 6 di legno usati feriali con croce ecc.
“ 4 piccoli di legno inargentati Val. fr. 3
“ 4 piccoli molto usati
“ Un bacile di stagno con due ampolle e
campanello d’ottone
“ un bacile grande non però di proprietà della
chiesa ma l’abbiam in prestito della Dottrina
come consta da una memoria che trovasi nel banco
della Dottrina Cristiana Val. Fr. 2
“ 17 Spile ossia capelletti di ottone piccoli
Val. Fr. 1
“ 5 Lampade di ottone una grande 4 piccole Val.
Fr. 8
“ 16 Libre di cera circa 2 per le messe
“ 2 Leturini uno di rame come i candeglieri
l’altro di noce
“ Una coltrina bianca di percallo alla finestra
nell’altare usata Val. Fr.1
“ Una violacea alla finestra maggiore Val. Fr. 2
“ 4 Piccole alle finestre laterali Val. Fr. 2
“ una vecchia alla finestra maggiore
“ 3 Birette triangolari
“ 4 Piccole palme di latta con due piedi di
porcellana dorate Val. fr. 1
“ 8 Palme di fiori 4 festive 4 feriali Val. Fr.
3
“ una tela incerata sulla mensa dell’altare Val.
Fr. 0,50
“ 5 Quadri uno di S. Antonio, 4 in mezzo alla
chiesa di ragione del rev. Sig. Curato Gaggia e
che si crede donati alla chiesa
“ un crocifisso in sacrestia con altri 5 quadri
parimenti in sacristia
“ 2 Banchi, 2 genuflettori, 2 tavolette per la
preparazione della messa ed una coppa di noce
“ Una coltrina di tela per coprire l’altare
ossia il quadro dell’altare in tempo di
passione. Vale 3
Dall’inventario reperito nell’archivio
parrocchiale risulta che la chiesa possedeva un
corredo abbastanza completo, anche se non di
grande pregio. In esso vi si leggono termini
specifici di non facile comprensione. Gli
amiti (amitti) sono panni di lino che il
sacerdote si pone sulle spalle prima di
indossare il camice; i corporali sono
piccoli quadrati di lino che il sacerdote stende
sull’altare quando deve appoggiarvi il calice; i
conopei sono cortine poste davanti al
tabernacolo; il ganzo è una stoffa
preziosa tessuta con fili d’oro; i leturini
(letturini) sono i leggii. Di altri vocaboli
l’interpretazione è più incerta.
Dopo sei anni, però, qualcosa è cambiato
riguardo ai quadri; infatti, nel nuovo
inventario, redatto il 10 aprile 1867, i conti
non tornano, in quanto risultano mancanti dalla
chiesa quattro quadri di ragione del curato
Gaggia, forse soltanto prestati, e quindi è
probabile che siano stati restituiti al
legittimo proprietario:
Inventario 10/4/1867 di tutti i
quadri esistenti nella chiesa del Suffragio
Un solo altare, il quadro di S.
Maria del Suffraggio, ossia le Anime Purganti,
con il quadro di S. Antonio. In sacrestia il
quadro di S. Biaggio, e S. Camillo de Lellis due
piccoli di S. Girolamo e la Maddalena penitente
ve ne sono altri due logori rotti.
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La confraternita del Suffragio
Per confraternita in genere si intende un gruppo
di persone che si riuniscono secondo regole
precise per condurre alcuni momenti della loro
vita religiosa in comune. Sorte alla fine del
‘400, le confraternite in pochi decenni si
diffusero su tutto il territorio nazionale. Ne
facevano parte persone di ogni condizione
sociale, talvolta anche donne e bambini, in
prevalenza tuttavia uomini adulti e laici. Gli
adepti avevano l’obbligo di rispettare le regole
comunitarie, e il compito di partecipare alla
gestione del gruppo, ma non sempre ambivano a
ricoprire una carica, perché ritenuta troppo
impegnativa. Era, comunque, importante far parte
di una confraternita, in quanto finalizzata,
oltre che alle opere di carità, anche alla
preparazione di una buona morte. Inoltre, la
carità gratificava l’anima di chi la prestava in
misura maggiore di chi la riceveva.
La nostra confraternita del Suffragio quasi
sicuramente si prendeva cura, oltre che degli
associati, anche dei defunti poveri e
abbandonati, raccomandando a Dio con preghiere
le loro anime e provvedendo alla loro sepoltura.
Come ogni altra confraternita, anch’essa aveva
uno statuto che ne regolava la vita e i
comportamenti, distribuiva le varie cariche e
stabiliva la struttura gerarchica
dell’amministrazione.
Non conosciamo la versione originaria dello
statuto della confraternita verolese, ma da una
nota senza data del solito registro si
apprendono alcuni particolari sulla composizione
del direttivo e sulle attività principali:
Il Governo della compagnia del
Suffragio delle anime dell Purgatorio eretta da
sua Santita come apare nella bolla di sua
santita sotto il di ...
vi bisogna prima per Governatore una persona di
qualita
Sei consilieri persone di qualche Carita e
reputatione
Un cancelliero qual tien conto delle
congregationi et consulte che si fanno in detta
compagnia et che scrive al libro li homini et
donne in doi libri separatamente
Un cassiero che custodissi l’ellemosine et che
tenga conto delle raccolte et spese
Si fa l’offitio generale ogni primo lunedi di
mese con catafalco con lumineri in mezzo alla
chiesa et tutta la chiesa parata di nero
Cosi e lordine che si tiene nella chiesa di
Santo Carolo in Brescia
Nella riunione del 19 novembre 1656 si
dettavano deroghe allo statuto insieme alle
nuove elezioni. Viene deciso di eleggere un solo
guardiano invece di tre, perché al momento ci
sono pochi uomini idonei; di conseguenza vengono
assegnate solo le cariche essenziali. Per
evitare decisioni unilaterali ed eventualmente
dannose alla associazione, tutti i componenti
devono vigilare sull’operato degli eletti e
deliberare all’unanimità. Ogni trasgressione
viene punita secondo i criteri fissati nello
statuto:
Adi 19 novembre 1656
Memoria della Congragazione del
S.mo Suffraggio per far il Sig. Primicero et
altri officiali novi [...]
In Nomine Domini
Ordinando la regola della nostra
Archiconfraternita dell’Santissimo Suffraggio
che sia fatto, over eletto per buono governo di
essa un Primicero, tre Guardiani et molti altri
Officiali, come nelli ordini di essa appare, li
quali come capi di detta Archiconfraternita
habbino il governo di essa Archiconfraternita,
Pertanto intimate le Congregatione Generale da
chi s’aspetta per elegere detti officiali,
invocato lo Spirito Santo, servata la forma di
derogare a Statuti over ordini, Detta
Congregatione ha determinato di elegere sol un
Guardiano, et di destribuire anco li Officij più
necessarij per non esser al presente tanti
fratelli habili, a quali si debba destribuire ne
anco li officij piu necessarij che detta Regola
comanda, et accioche ancora siano piu vigilanti
accioche non nasca alcun disordine, essendoche,
il Demonio capital nemico delle buone opere,
molte volte procura che essendo piu confratelli
in un medesimo officio non si accordino per
deliberar quanto fa bisogno per le loro
Confraternita et Regole; Et perche potrebbe
accadere, che essendo eletto un sol Guardiano,
questo potrebbe apportare qualche danno nel
governare alla Nostra Archiconfraternita, vole
detta Congragatione che ne cose d’importanza non
possa determinar da se solo senza il parere
della Congragatione almeno secreta, come comanda
anco la nostra Regola.
In caso poi che nel tempo avenire
li Signor Regenti over la Congragatione generale
conoscessero esser bisogno per il buon governo
della nostra Archiconfraternita et utilita delle
anime del Purgatorio elegere tre Guardiani, et
altri Officiali che la nostra Regola comanda,
possa, anzi sia obligata detta Congregatione
over Signori Regenti intimare la congragatione
generale per determinare et fare quanto fara
bisogno. Qual Conseglio over determinatione vole
detta congregatione sia osservata come se fosse
ordine fatto dalla nostra Archiconfraternita, et
in caso che alcuno de Confratelli havesse ordine
di autorita propria di contrafare a quanto detta
Congregatione ha determinato, vole detta
congregatione sia colpeole delle pene, le quali
detta Nostra Archiconfraternita propone siano
datte a trasgressori di proprij suoi ordini. Per
Primicero sono statti elletti il Molto Reverendo
Signor Don Gioseffo Venturino, il Molto
Reverendo Signor Don Giovanni Iacomo Lodetto, il
Molto Reverendo Signor Don Leandro Sandri, et
Don Giovanni. Per Guardiano e statto proposto
Don Bernardino Boschetto Don Stefano Parri, Don
Giovanni Battista Negrone, et e restato eletto
Guardiano per magior numero de balle Don
Giovanni Battista Negroni. Per Camerlengo e
statto proposto Don Bernardino Boschetto, et Don
Stefano Parro et e restato eletto Camerlengo per
magior numero di Balle Don Stefano Parro. Per
Consilieri sono statti proposti il Molto
Reverendo Signor Don Leandro Sandri, Don
Bernardino Boschetto, Don Giovan Iacomo Facino,
Don Pietro Gozzola et sono restati eletti
Consileri per magior numero di balle il detto
Signor Don Leandro Sandri, et Don Bernardino
Boschetto. Per Providitor di chiesa sono statti
eletti Don Oratio Vezza Don Giovan Iacomo
Facino, Don Giovan Battista Ariazzo. Don
Francesco Fadano, et e restato eletto Provitor
di chiesa per magior numero di balle Don Oratio
Vezza. Per infermiero sono statti eletti Tercio
Capredone, Pietro Gozzola, Francesco R[ossino?]
Iacomo Sartore, Per Computista si è statto
eletto Giovan Iacomo Facino, Per cantore
Gioseffo Girello, per coristi sono statti eletti
Andrea Spalenza, Pietro Giacomo Negroni,
Francesco Gatto, Andrea Carara.
Una delibera di pochi giorni posteriore
mostra come la confraternita possedesse ancora
l’altare nella parrocchiale:
Adi 31 dicembre 1656
Essendo obligo de confratelli non
solamente provedere ai bisogni presenti, ma
ancora di antevedere a quello che puo apportare
danno alle sue Confraternite; Per tanto
Congregate la Congregatione secreta ha
determinato che tutti li mobili che sono nella
chiesa maggiore di S. Lorenzo come per ornar il
nostro Altare che debbiano in detta Chiesa, come
i paramenti de messa siano portati nel nostro
oratorio per far inventario di essi, et acioche
sia magiormente valido si sono sottoscritto
tutti li seguenti da me Giovanni Spinello
Primicerio, Giovanni Batta Negroni Guardiano,
Stefano Parro Camerlengo, Bernardino Boschetto
Consiliero, Pietro Gozzolo Infermiero, Tertio
Capredone Infermiero, Iacomo Sartor Infermiero,
Francesco Rossino Infermiero, Iacomo Facino
Computista, Oratio Vezza Proveditor di chiesa,
Gioseffo Girello Essatore
Un’altra delibera del 1658 rivela
particolari della vita della confraternita:
Adi 20 Genaro 1658
È statto proposto, che havendo il
quondam Messer Apolonio Faverzano nel suo ultimo
testamento del di 23 febraro 1651 rogato da
Signor Lorenzo Tomasoni, lasciato heredi
egualmente le scole, et confraternita elette
nella chiesa Parochiale di Virola Alghis, et
dovendo le altre scole rinonciare le sue ragioni
in detta heredità alli Signori Deputati della
fabrica di detta chiesa Parochiale perche detta
heredita divisa in tante porcioni per molti capi
porta piu tosto disturbi a dette Scole, che
utilita nel conseguimento di essa, et dal altro
canto, li detti Deputati dela fabrica si trovano
in grandissima necessita di danaro per riparar
il danno et ruina che minacia la Cupola di detta
chiesa il mantinimento della quale cedendo a
beneficio publico è ragionevole, che tutti
concorino, per cio hanno detti Deputati pregato
anco la Nostra confraternita, che ad esempio
delle altri, ceda le dette sue ragioni a detti
Deputati Qual Conseglio è statto balotato
essendo li sopra scritti fratelli, et ha
rinunciato le sue pretenzioni in detta heredita
havendo havuto in favore voti numero 43, et
contra numero 4.
Qual Consiglio e statto scritto
da Me Giovanni Spinello Secretario della
confraternita del Suffraggio nel Nostro oratorio
et dopo letto a chiara voce in presenza di
tutti.
Essendo nel frattempo aumentate le adesioni
di «Homini boni», la confraternita nella
riunione del 29 dicembre 1658 verbalizza la
presenza di tre guardiani, che governano quattro
mesi ciascuno a cominciare dal «guardiano
vecchio nel Officio»:
Adi 29 Decembre 1658
È stata fatta Congregatione
segreta nella quale si è determinato come segue,
prima di non scrivere nella tavoletta de
fratelli vestiti con l’abito niun fratello che
non sia stato vestito con esso habito, se non
fosse sacerdote, secondariamente che li tre
Guardiani habbino da governare quattro mesi per
uno, et ogni uno de sudetti Guardiani possino ne
suoi mesi determinati fare quanto bisognera fare
per buon governo della nostra compagnia, et
utilita di essa da se soli, eccetto che se fosse
negotio di grave importanza, che all’hora poi
sono obligati fare quanto comanda la nostra
Regola nelli suoi ordini, et che il Guardiano
vecchio nel Officio sia tenuto governare li
primi quattro mesi, et percio questo anno che
viene li primi quattro tocheranno a Messer
Giovanni Battista Negro Guardiano vecchio nel
Officio, li altri quattro a Messer Antonio
Lodetto, et li ultimi quattro a Don Giovanni
Spinello così havendosi determinato nella
congregatione. Terzo che li doi Sacrestani siano
tenuti far tutte le cerche che saranno comandate
da superiori della compagnia et haver bona cura
et del oratorio, et del altare che la compagnia
ha in chiesa, conforme comandano li Ordini della
nostra regola, et in premio delle sue fatiche ha
determinato detta Congragatione che li siano
datti scudi 6 per uno al anno.
Alla qual Congregatione sono
statti presenti li seguenti
Il Reverendo Don Lorenzo
Primicerio, Giovanni Battista Negro Guardiano,
Stefano Parro Guardiano, Bernardino Boschetto
Camerlengo, Pietro Gozzola Consigliero, Tercio
Capredone Consigliero, Oracio Vezza Proveditore
di chiesa, Giacomo Sartor Infermiero, Francesco
Rossino Infermiero, Gioseffo Girello Infermiero,
Giovanni Giacomo Facino Essatore, Antonio Carara
Infermiero
Qual Congragatione è statta
scritta da me Giovanni Spinello Secretario
Sempre nello stesso documento troviamo
anche due sacristani, i quali sono tenuti
a fare tutte le cerche che saranno
comandate loro dai superiori ed inoltre dovranno
aver buona cura sia dell’oratorio del Suffragio
sia dell’altare che la compagnia ha in chiesa.
Per questi incarichi ai sacristani saranno
pagati sei scudi l’anno per ciascuno.
Dall’elenco dei presenti alla riunione, si
conosce la carica, talvolta curiosa, da essi
ricoperta: primicerio era il titolo del
presidente; guardiani erano i
responsabili della congregazione per i vari
periodi dell’anno; camerlengo era
presumibilmente il contabile; poi vi erano i
consiglieri; providitore di chiesa
era l’addetto all’acquisto della cera e
dell’olio; gli infermieri si occupavano
forse degli ammalati; essatore (esattore)
era l’incaricato della riscossione dei crediti.
La figura dell’infermiero è tipica
della arciconfraternita della Misericordia (Pio
Istituto di Firenze) e delle confraternite
dipendenti, che provvedono all’assistenza e al
trasporto dei malati. Benché le Misericordie non
fossero molto diffuse nell’ambito bresciano,
nella confraternita verolese la figura
dell’infermiere è presente nel numero di quattro
persone: ciò testimonia l’importanza
dell’assistenza agli ammalati assunta dal
Suffragio tra gli scopi primari.
I tre guardiani e i quattro
infermieri ci inducono a pensare che la
congregazione sia andata crescendo negli anni,
sia nel numero dei componenti che nella qualità
dei servizi prestati alla comunità verolese.
Il vescovo Giovanni Alberto Badoer nella
sua visita pastorale nel 1714 conferma
l’esistenza sia della chiesa del Suffragio, che
della confraternita, ed aggiunge particolari
interessanti sull’abbigliamento degli adepti:
Il terzo oratorio è del Suffragio
dei Morti, in cui fu eretta confraternita dei
Fratelli, che portano abito bianco con
mantelletta nera, cingolo, capello in testa e
Bastone in mano.
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La demolizione della chiesa
La decisione di demolire la chiesetta non fu
indolore, come risulta dal carteggio tra la
commissione nominata appositamente e la
fabbriceria parrocchiale.
Le fabbricerie erano istituti giuridici, di
cui facevano parte laici ed ecclesiastici, che
avevano il compito di amministrare quella parte
del patrimonio di una chiesa destinata alla
manutenzione dell’edificio ed alle spese del
culto. Nella riunione dell’11 luglio 1904 la
commissione esecutiva, incaricata di condurre
gli studi e le pratiche necessarie per
l’erezione di un nuovo campanile, dopo il
sopralluogo dell’architetto Antonio Tagliaferri
allo scopo di individuare un luogo idoneo, così
riferisce alla fabbriceria:
[...] la località migliore da
destinarsi per la erezione del nuovo campanile
si ritiene quella attualmente occupata dalla
chiesetta detta del Suffragio, ora non più
adibita al culto ed alla cui demolizione nulla
può ostare stante il miserevole stato
dell’edificio sotto l’aspetto dell’igiene come
della stabilità. [...]
crede invece la Commissione che
non si debba frapporre indugio ad esperire le
pratiche necessarie per procedere alla
demolizione della chiesa del Suffragio
preparando in tal modo sgombra l’area che deve
ricevere le fondazioni del nuovo campanile. È
naturale che queste pratiche, nei rapporti coi
superiori uffici, devono essere condotte da
codesta On. Fabbriceria come Autorità rivestita
della dovuta competenza, ciò che naturalmente
non può essere riconosciuto alla scrivente
Commissione. [...]
A proposito di tale demolizione notasi per
incidenza che l’egregio cav. Tagliaferri
troverebbe più spediente di indire un’asta
accollando al miglior offerente le operazioni di
demolizione e di sgombro, compresavi la cessione
all’impresario stesso di tutto il materiale
ricavabile.
Dopo 14 giorni, i fabbriceri deliberano
all’unanimità la demolizione della chiesetta e
concordano la scelta del luogo dove sorgerà la
nuova torre campanaria: come risulta infatti dal
verbale stilato il 25 luglio 1904, la
fabbriceria dichiara
[...] Di non aver nulla ad
eccepire sulla località come sopra prescelta, di
acconsentire da parte sua alla demolizione della
Chiesetta del Suffragio e fabbricati annessi, e
di chiedere con la presente all’autorità civile
ed ecclesiastica l’autorizzazione a passare a
tale demolizione, che avrà però luogo quando si
avrà la sicurezza della costruzione della torre
e dell’esaurimento delle pratiche relative da
parte della Commissione esecutiva stessa.
Già per la metà di agosto è pronta una
perizia dell’ingegner Catullo Gazetti, nella
quale si certifica ulteriormente lo stato di
abbandono della chiesa al punto che non è più
possibile officiare in essa:
[...] risulta che la chiesetta in
parola, da tempo non più adibita al culto,
trovasi in cattivissime condizioni materiali
tali da consigliarne la demolizione non essendo
più possibile usarla per culto né adibirla ad
altri usi.
Per due anni circa le pratiche rimangono
inevase, tanto che il 29 maggio 1906 il
presidente della commissione sollecita la
fabbriceria a convocare i proprietari del luogo
per conoscerne il parere ed a procedere alla
nomina di una nuova commissione esecutiva:
[...] dopo una così lunga
interruzione stimarono perciò miglior partito
consigliare a cod. spett. Fabbriceria di
nuovamente convocare i maggiori proprietari del
luogo per sentirne ancora il pensiero su tale
proposito e all’uopo procedere alla nomina di
una nuova Commissione Esecutiva.
Dato che non si giungeva a nessuna
conclusione, alcuni cittadini verolesi si
riunivano in comitato, facendosi portavoce delle
esigenze della comunità, privata da quasi
quattro anni del suono delle campane a causa
della instabilità del vecchio campanile. La
volontà popolare è testimoniata da offerte
depositate presso il prevosto e devolute per la
nuova costruzione che sarà, comunque, di
esclusiva proprietà della fabbriceria.
I sottoscritti, venuti a
cognizione della proibizione del suono delle
campane data dall’autorità civile e del sopra
luogo dell’Architetto Sig. Tagliaferri Antonio e
degli Ing.ri Sig.ri Tagliaferri Giovanni e
Gazzetti Catullo i quali attese le condizioni
statiche della torre vecchia, dichiararono la
necessità di una nuova torre campanaria, venuti
ancora a cognizione della conferma data
dall’Ingegnere del Genio Civile chiamato dalla
R. Prefettura di Brescia che sollecitava la
deposizione delle campane, si sono uniti in
commissione per la erezione della nuova torre.
A questo furono determinati:
1 dalla mancanza dei fondi nella Fabbriceria,
che dichiarono per suddetta opera sollevata da
ogni spesa;
2 per assecondare il volere della popolazione la
quale quasi da quattro anni privata del suono
delle campane, insiste perché sia compiuta
quest’opera;
3 dalla sicurezza morale, stante il buon volere
della popolazione e le le offerte fiduciarie che
già tiene il Rev.do Prevosto locale, di riuscire
all’intento.
Avendo gli Ing.ri suaccennati dichiarato di
trovare conveniente, su tutti i rapporti, per la
erezione della nuova torre, l’area sulla quale
esiste la Chiesetta da tempo non officiata,
detta il Suffragio, domandano di poter demolire
detta chiesa ed usare dell’area necessaria
all’opera, dichiarando che la torre di nuova
costruzione fabbricata su fondo della
Fabbriceria, resterà di esclusiva proprietà
della medesima.
Le condizioni della vecchia chiesetta erano
talmente degenerate che si dovette procedere
alla chiusura del sagrato, diventato ormai
deposito di immondizie e luogo di disordini
morali:
La sottoscritta Fabbriceria allo
scopo di mantenere il decoro al sagrato delle
chiese della Disciplina e del Suffragio
diventato ormai il ripostiglio d’immondizie, e
per impedire quanto è possibile disordini
morali, che in detto luogo si ripetono di
nottetempo venne nella decisione di far chiudere
detto sagrato.
Il Comune, pur non accampando alcun diritto
sul luogo, vi impedì l’accesso:
Il Consiglio Comunale
vista la nota 22 Giugno 1906 N.
38 della Veneranda Fabbriceria Parrocchiale di
Verolanuova, diretta a conoscere gli eventuali
diritti possessori del Comune sul Sagrato delle
Chiese della Disciplina e Suffragio;
considerato che detta area, da quanto consta e
risulta dagli atti d’Ufficio non appartiene al
Demanio del Comune né in qualità di bene
pubblico né privato, né in verun modo interessa
il Comune stesso;
considerato che colla divisata chiusura del
Sagrato ne vantaggerà la decenza e la pubblica
sicurezza di quel luogo, siccome di difficile
sorveglianza e che il Comune verrà sollevato di
qualsiasi onere riguardo alla manutenzione del
muro di sostegno a mezzodì del Sagrato stesso;
ad unanimità delibera
nulla ostare che la domanda
contenuta nella nota sopracitata, venga
favorevolmente accolta
Con osservanza
Per Il Sindaco
Domenico Chiarini
Dopo un rapido scambio epistolare tra gli
organi competenti (commissione, fabbriceria,
giunta municipale) le pratiche in questione
arrivano sul tavolo del vescovo, al quale si
chiede la cessazione dell’esercizio del culto
nella chiesetta del Suffragio. La fabbriceria in
effetti
[...] domanda a questa Veneranda
Curia Vescovile una dichiarazione con la quale
rinunciasi all’esercizio del Culto nella
Chiesetta detta il Suffragio sull’area della
quale il prenotato ingegnere ha consigliato la
nuova costruzione. Detta Chiesetta non contiene
alcunche di valore, anzi per le condizioni
deplorevoli e antigieniche in cui è caduta, già
da parecchi anni non è più adibita e più non
risponde agli offici del Culto Divino.
Tuttavia anche allora la burocrazia doveva
percorrere un iter lungo e minuzioso,
soprattutto se il destinatario ultimo era il
Ministero di Grazia e Giustizia e del Culto,
interpellato sulla spinosa questione in oggetto.
Prima di iniziare i lavori di demolizione,
però, la fabbriceria invita il chiarissimo
signor architetto cavalier Antonio Tagliaferri a
contattare l’ispettore dei monumenti e scavi,
conte Teodoro Lechi, affinché certifichi: «la
mancanza assoluta di opere d’arte e di valore
artistico nella chiesetta del Suffragio per
riuscire al più presto dopo tanti anni
all’intento». L’ispettore così risponde il
26 settembre 1906:
In pronta evasione del desiderio
di codesta On.le Fabbriceria espressomi dal
Chiarissimo Sig. Cav. Architetto A. Tagliaferri,
dichiaro che la Chiesetta del Suffragio in
Verolanuova, la cui demolizione si è resa
necessaria per la costruzione del nuovo
campanile non presenta sia all’esterno che
all’interno alcun valore storico o artistico; né
riscontrandosi in detta Chiesetta opere che
meritino di essere conservate, nulla osta alla
demolizione della medesima.
Il 28 settembre seguente tre fabbriceri (Croce,
Donini, Moia) dichiarano:
La Chiesetta della quale si
domanda dalla Fabbriceria la licenza per la
demolizione dal 1894 non serve assolutamente per
nessun uso di culto; e anche precedentemente
serviva per una messa ogni anno nella ricorrenza
del titolare.
Di più a pochi metri di distanza vi è un’altra
chiesa molto più vasta, e anche in buone
condizioni, la quale può servire ampiamente come
sussidiaria alla Parrochiale, oltre all’altra
chiesa di S. Rocco posta alla estremità del
paese.
La Chiesetta è in condizioni igieniche pessime,
e in istato deplorevole, tale da ritenersi
sconveniente anche al culto.
Due giorni dopo (30 settembre) l’ingegner
Gazetti, in una relazione di perizia, offre una
descrizione abbastanza precisa della chiesetta:
La Chiesetta si compone di tre
vani; il primo che forma il corpo principale
della chiesa è di forma rettangolare della
lunghezza di m. 12,85 e della larghezza di m.
7,60. All’altezza di m. 3,80 dal pavimento
s’eleva il soffitto costruito a volto a tutto
sesto. È illuminata da quattro finestre di forma
semicircolare, aperte alla base del detto volto.
Si accede dal lato di sera mediante porta
fornita da ante intelerate.
A mattina del vano principale si trova il
piccolo presbiterio della larghezza di m.6,10
per una lunghezza di m. 4,35. All’altezza di m.
3,00, avvi il soffitto a volto a tutto sesto.
A mattina del presbiterio e mediante corridoio
si accede nella sagrestia, formata da una stanza
della larghezza di m. 6,10 per m. 4,35 con
soffitto a volto a botte.
Riceve luce da una finestra sul lato di mezzodì,
munita di ferriata con telai senza vetri,
ammobiliata.
I pavimenti dei sopradetti locali sono di cotto
in pessimo stato.
I muri sono parte di cotto e parte di mattoni
crudi. Il tetto è in disordine.
La sopradescritta Chiesetta, avuto riguardo a
quanto può influire sul suo merito, si giudica,
come da minuta di stima tenuta presso il
sottoscritto Ingegnere, del valore capitale di
L. 1.500 (millecinquecento.)
La precedente descrizione non cita la pala
dell’unico altare presente nella chiesa. Secondo
la testimonianza di don Angelo Quaranta, era una
tela rettangolare, alta circa un metro,
raffigurante la Madonna con le Anime Purganti;
ai lati due angeli, uno dei quali teneva nelle
mani una brocca da cui usciva l’acqua,
refrigerio e sollievo per le anime. Dopo
l’abbattimento della chiesa, il quadro venne
collocato nella vicina Disciplina, da dove fu
poi trafugato da ignoti.
Espletate tutte le pratiche del caso,
ottenuta l’autorizzazione vescovile sia per
abbattere la vecchia chiesetta che per erigervi
la nuova torre; emanate le ordinanze del regio
sottoprefetto, del commissario e del sindaco;
viste le relazioni dell’ingegner Catullo Gazetti,
dell’architetto Antonio Tagliaferri e del
fratello ingegner Giovanni; giunto il 17 gennaio
1907 il dispaccio ministeriale alla Procura
generale di Brescia coll’assenso, si procede
alla demolizione della chiesetta del Suffragio
per lasciare il posto alla nuova torre
campanaria.
Ripercorrere in modo rigoroso la storia della
chiesetta del Suffragio non è stata impresa
facile. Gli archivi da noi consultati con
scrupolosa cura hanno dato alla luce quanto è
stato riportato, senza aggiustamenti o libere
interpretazioni, nel testo; da ciò deriva
l’andamento prevalentemente documentaristico di
alcune parti espositive.
Bandita ogni sorta di suggestioni e
congetture, del resto sempre opinabili, si è
cercato di restituire, attraverso le
testimonianze scritte fino ad oggi da noi
rinvenute, dignitosa memoria a questa chiesa, la
cui immagine sopravvive in una vecchia
fotografia scattata nel maggio 1907
dall’ingegner Alloisio.
Si
chiude, così, il capitolo delle vicende legate a
questo sacro edificio che, vuoi per la sua
ubicazione nel centro storico del paese, vuoi
per il culto dei morti in esso praticato, ha
segnato per tanti secoli la vita dei verolesi.
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