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Documenti

1530-40

Capitolato di affittanza per i beni di proprietà del Capitolo della cattedrale di Brescia in Cadignano.  [pdf]

1558 novembre 14

Inventario dei beni immobili della chiesa parrocchiale di Cadignano, di proprietà del Capitolo della cattedrale di Brescia.  [pdf]

1762

Regesto degli atti capitolari relativi al beneficio di Cadignano.  [pdf]

 

Cadignano


Canonici e agricoltori

 

 di Tommaso Casanova

 

da CASANOVA, Tommaso, 1995 Cadignano. Saggi di ricerca per ricostruire una storia,
(‘Quaderni verolesi’, n. 3), Verolanuova, Comune di Verolanuova, pp. 60-80
.

[pdf]

 

 

I libri contabili

A partire dalla annessione al capitolo, la documentazione sulla parrocchia di Cadignano diviene assai abbondante e complessa, al punto che non possiamo qui dedicarci a seguirne le orme neppure molto approssimativamente. Sarebbe, invece, il caso di destinare a questo approfondimento uno studio specifico (o, meglio ancora, una serie di studi), dal momento che se ne trarrebbe un quadro di significativo interesse storico e sociale sull’evoluzione di un beneficio parrocchiale di diritto capitolare nella bassa bresciana tra il XV ed il XVIII secolo: una ricerca praticabile solo raramente, e pressoché impossibile da attuare con altrettanta sistematicità e completezza per gran parte delle terre di proprietà laica.

    Già s’è accennato alle fonti capitolari, che sono approssimativamente raggruppabili in due categorie: i registri contabili e gli strumenti o atti notarili in genere. Queste due tipologie forniscono informazioni di diverso genere, che spesso però si integrano e si illuminano a vicenda, come avremo occasione di dimostrare nelle esemplificazioni che seguiranno.

    Per quanto concerne le registrazioni d’entrate e uscite, apparentemente le più aride e frammentarie, occorre avvertire che la relativa integrità con cui esse sono state conservate nel tempo ci consente di utilizzarle per ricostruzioni statisticamente assai attendibili, tanto sul piano delle pratiche ordinarie quanto su quello delle attività straordinarie.

    Con tali criteri sono appunto organizzati i libri di cassa del capitolo: in margine alle partite ordinarie si stilavano le liste delle spese occasionali, il cui valore per il nostro argomento si è in parte constatato, e si constaterà sempre meglio nei prossimi capitoli; la parte più interessante, però, è quella destinata alle partite dei contribuenti o dei dipendenti fissi, che per Cadignano sono rappresentati nel primo caso dal fittabile che garantiva l’entrata annua del beneficio e nel secondo dal vicario della parrocchia che doveva essere retribuito, come da ordine della bolla pontificia. Attraverso queste puntigliose registrazioni saremmo in grado di ricostruire con buona approssimazione l’elenco cronologico degli affittuali con le relative rendite della proprietà capitolare, nel periodo della appartenenza di Cadignano ai canonici; allo stesso modo si potrebbero stilare tutti i nomi dei cappellani parrocchiali stipendiati, che sono nient’altro che i parroci del paese, integrando così la lacunosissima serie edita da Guerrini e riproposta di peso da tutti gli scritti posteriori.

    Noi abbiamo dato una scorsa rapida ad alcuni registri del ‘500 ed abbiamo individuato un pre Gidi (o Gidino) nel 1499, un pre Iacomo nel 1509, un pre Andreas de Manerbio nel 1512; poi un pre Georgio (detto anche dialettalmente Jori) tra il 1513 e il 1514; infine di nuovo pre Andrea de Grumo, che dev’essere lo stesso da Manerbio, per diversi anni dal 1516 in poi, forse fino al curato Pederzoli che conosciamo dalla visita pastorale del Bollani.

    Di don Andrea de Grumo, che figura in numerosi documenti non soltanto capitolari, riportiamo un esempio di partita dal registro del 1525/26; vi compaiono la qualifica, il salario di 60 lire, i termini della decorrenza annuale, gli obblighi contrattuali, con gli estremi dello strumento di assunzione:

Pre Andrea de Grumo vicario del benefitio de Cadegnano de hauer per El salario suo del anno soprascritto qual Comenza adi primo de nouembrio 1525 Et fenisse per tuto octobrio 1526 lire sisanta de planet Et E obligato a tuti li Cargi de la Cura Et faction Et mantener la lampada Continue al sacramento del Corpo de Cristo Et le Candele de s. Maria Ceriola ne Consta Instrumento rogato per ser Antonio checho notario

L. 60      

    Con maggior dettaglio, almeno in apparenza, possiamo delineare la sequela dei fittabili: Ubaldo, detto Baldo de Aiardis (ma anche Balt de Baldinis) di Virola Alghiso (oggi Verolanuova), appare affittuale negli anni del primo ‘500; ora insieme con lui, ora solo figura, però, tra il 1502 e il 1513 anche il figlio pre Iacobus, che è da identificare quasi certamente con il cappellano capitolare del 1509. Negli anni 1525-1532 c’è un certo Augustino soprannominato il “Rosso de Parma”; a titolo esemplificativo trascriviamo una commissione di spesa dalla sua partita nel registro dell’anno 1525/26, dove si fa cenno ad una contribuzione per i ponti del castello, forse una spesa per una miglioria che in parte doveva toccare alla chiesa:

Item per Compensati a Augustino de parma fitauol de Cadeg<n>a In Isto a folio 18 per lire set E meza de planet quali dice ha dati a don Iouan Maria di Mazi per La Contribution di ponti del Castello de Cadegnano ala presentia de don hieronymo di Bargnani adi 26 de octobrio 1525 per la portion tochaua ala giesia [15] videlizet

L. 7 s. 10

    Il medesimo affittuale ricompare ancora nel 1539-1540; a lui segue un cadignanese di razza: messer Hieronimo Bargnano, cui, dopo qualche anno, intorno al 1547 si avvicenda un altro Bargnano: Theseo, e insieme a questi il nipote Antonio; ancora un Hieronymo Bargnano nel 1558; e forse un Benedetto Bargnano nel 1561. Dopo di che cessa il predominio dei Bargnani, e si incomincia ad incontrare un Jacobino Bilina; e per il momento ci fermiamo qui.

    La frammentarietà di questi assaggi archivistici non deve, comunque, trarre in abbaglio: la ricerca — l’abbiamo detto — è estremamente semplice e generosa di promesse; si tratta solo di avere un po’ di interesse e una congrua dose di tempo e pazienza da dedicarvi. Il progetto di un’indagine più completa sta, dunque, alla buona volontà ed alla lungimiranza culturale dei moderni responsabili della comunità cadignanese.

 

Le proprietà canonicali

Una curiosità, peraltro legittima dopo tutte le precedenti illustrazioni, avrà senz’altro condotto qualcuno a chiedersi se sia possibile conoscere e individuare i fondi di pertinenza del capitolo in Cadignano: effettivamente non possediamo, al momento, inventari coevi alla bolla di unione, e tuttavia possiamo risalire almeno alla metà del ‘500 per ricostruire la consistenza di una proprietà che non doveva essere gran che mutata nello spazio di quel poco più che mezzo secolo. Abbiamo, infatti, la copia settecentesca di un atto datato 14 novembre 1558.

     Un rilievo dettagliato, di cui ci vengono forniti in chiusura persino alcuni particolari della realizzazione: l’agrimensore Silvestro Beat (Beati), che è verosimilmente lo stesso console della visita del Bollani nel 1565, con la collaborazione di Stefano Mainetto che aveva «menato li cavezi», impiegò quattro giorni per le misurazioni vere e proprie sul posto e due giorni per eseguire i calcoli e stendere la relazione finale, che è quella che anche noi leggiamo. E abbiamo anche la sorte di ritrovare traccia di quella spesa nei registri di contabilità:

[1558 novembre 14]

Item per spesa fatta per far mesurar tutte le peze di terra et casamenti in Cadegnano ut in libro manu Siluestri Beati sub die 14 nouembris 1558 folio 18 videlizet reali otto al detto maestro Siluestro mesuradore, et quatro a Stephano mainetto quale a menato li Cauezi in 4 giorni

L. 3 s.         

[1558 dicembre 19]

[...] et piu datti adi 19 decembrio alli soprascritti mesuratori per una littera de messer Hieronymo Bargnano del premio de detti solito per sue fatiche

L. 3 s. 3 d.  

 

    Le proprietà elencate sono 11, e di ognuna viene definita l’estensione, secondo le unità di misura in uso all’epoca: piò, tavole, pertiche, once, punti ed atomi, per un totale di oltre 225 piò:

 

 

 terreno

piò

tavole

piedi

once

punti

atomi

1

Spine grande

11

65

5

2

10

0

2

Spine da mezo

9

68

10

6

1

8

3

Spine de sora

7

80

26

3

5

0

4

Boriulo (o Borioli)

47

59

2

9

4

11

5

Bosco alto

12

64

11

11

0

6

6

Sacrafici

11

82

1

3

10

10

7

Lovera

14

89

9

1

8

7

8

Brachetto

5

52

0

8

2

0

9

Bracho grande

18

46

11

1

5

4

10

Bracho de sotto

6

52

8

3

12

10

11

Breda (detta Campazzo)

85

76

9

9

2

0

 

    Quindi, terreno per terreno, vengono date le coerenze (corentii), ossia i confini, tra cui compare un esiguo numero di proprietari, che appartengono alle grandi famiglie detentrici del latifondo cadignanese: i Gambareschi (la famiglia di Francesco Gambara), i Maggi (dialettalmente Maz), Giovanni in primo luogo, ma anche i fratelli Francesco e Giovanni Maria, ed i Maggi da Scarpizzolo; i frati di San Domenico di Brescia, proprietari dei fondi di Scorzarolo e probabilmente anche di alcuni terreni entro i confini di Cadignano; e ancora fratelli Ippolito ed Aurelio Galli; infine Girolamo quondam Battista Bargnano.

    Le proprietà occupavano diverse zone del territorio, spesso al confine con i villaggi del circondario: s’è setto di Scorzarolo, poi la Breda dei Gambara (oggi Bredalibera) e Faverzano; a Scarpizzolo si individuano il mulino e la chiesa di Santa Maria. Le sintetiche descrizioni non sono peraltro prove di utili informazioni toponomastiche, come i “ronchi” dei Maggi e — forse la più interessante — l’Erbatico di Cadignano (nel documento: Lerbaiego, Lerbatego, scritto senza l’apostrofo), che doveva essere un libero pascolo di proprietà comunale, nei pressi del Bosco alto, venduto appunto dai sindaci della vicinia ai Maggi nel 1469.

    A completamento si delineavano le condizioni dell’irrigazione, con l’indicazione dei fossi (vasi) e le denominazioni delle varie seriole (sariule), ossia le rogge principali che portavano l’acqua in quelle campagne: la Testa dei frati domenicani, la Calina dei Gambara, la Faverzana, il Lisignolo, la Rivoltella (Revoltella, Rigoltella), il Fiume (Fiumo) che va al mulino di Cadignano, oltre naturalmente allo Strone; alcuni terreni, come il Bosco Alto e i Sacrafici, non erano irrigati.

    Tutti nomi, questi, che sono certo ben noti anche ai cadignanesi odierni, e che meriterebbero una ricognizione minuziosa nei documenti antichi ed uno studio comparato sulle carte topografiche del territorio realizzate dall’epoca napoleonica in qua. È certo che si potrebbe riuscire a ricostruire in dettaglio l’estensione delle diverse proprietà ecclesiastiche laiche e viciniali delle campagne attorno al borgo; e magari, con un pizzico di fortuna, si potrebbe risalire per qualcuna persino alla stessa origine medievale. Tutto dipende dalla curiosità dei cadignanesi circa la propria vicenda storica remota e dal loro desiderio di imbarcarsi nell’impresa, alla ricerca delle proprie origini.

 

L’organizzazione economica del beneficio

Il merito della cospicua conservazione dei documenti per Cadignano si deve in buona parte alla cura che il capitolo, detentore dei diritti di proprietà dei beni di San Nazaro, poneva nella amministrazione di essi, tanto sotto il profilo della riscossione delle rendite, indispensabili come si è visto per il mantenimento della cappella musicale e della scuola dei chierici, quanto nel merito dei doveri economici e religiosi nei confronti della popolazione della parrocchia.

    Tra gli atti capitolari che contengono notizie su Cadignano si distinguono, oltre alle ordinate raccolte di copie degli strumenti notarili, i registri ad annum, cioè i libri di cassa dove sono annotate con sottile scrupolo le entrate e le uscite del beneficio anno per anno.

    Il sistema più agevole adottato fin dall’inizio fu quello dell’affittanza: il beneficio nel suo complesso veniva affidato ad un concessionario, chiamato nei documenti il “fittabile di Cadignano”, il quale corrispondeva ogni anno la quota fissata dal contratto di volta in volta stipulato dalle parti. Parecchi esemplari di simili contratti sono conservati per le diverse epoche e i diversi appaltatori. Ne riportiamo integralmente qui di seguito uno, privo di data ma collocabile intorno alla metà del secolo XVI: il lettore paziente, pur nella relativa difficoltà del testo in un italiano ancora molto più simile al dialetto che alla lingua moderna, ritroverà credo con gusto numerosi vocaboli e anche diversi costumi tipici del mondo agricolo nostrano, scomparsi forse solo da pochi anni o magari ancora in parte attestati.

    In un contratto di alcuni anni posteriore, e tuttavia abbastanza simile al precedente, meritano attenzione un paio di obblighi non previsti dal primo testo. Il primo riguarda l’impegno imposto all’affittuale di mantenere la lampada ad olio dell’altare maggiore e di pagare il rettore della parrocchia:

Et obligano detto fitabile ad mantener la lampada accesa continuamente di et notte di bon olio de oliua al Sacratissimo Corpo dil nostro Signor Iesu Christo per niente et pagar lo Capellano di mesi quatro in mesi quatro da esserli compensato ditto Salario per li preditti Signor locatori

    Di maggiore interesse un capitolo sulla fornitura di mattoni e coppi per completare la costruzione della chiesa parrocchiale e per un tratto di portico colonico ai Borioli:

Item sia obligato ditto condutore a far il primo anno meiara Trenta de quadrelli boni et ben cotti per finir la gesia et far uno Tratto de finile et portego ali massari ali Borioli et dar quelli dela Gesia per lire trei lo meiaro li quadrelli et li coppi per lire cinque il meiaro ben ordinati et cotti et sia obligato a dar in opera tutti quelli quadrelli che bisognaranno a far il ditto finile et portigo per lire quatro in opera utsupra cioe ditti quadrelli et li coppi a Lire Cinque il meiaro

    Un piccolissimo saggio di corrispondenze con i registri di contabilità, tanto per mostrare l’effettiva coincidenza dei capitolati contrattuali con le esigenze che si manifestavano nell’esperienza quotidiana della vita agricola.

    Del terribile flagello della tempesta, ad esempio, si ha un costante riscontro nelle spese per i sopraluoghi del massaro capitolare e per i rimborsi all’affittuale:

 

[1538 maggio 10]

[...] quando andete a Cadegnano a ueder lo danno dela tempesta [...]

[1539 luglio]

[...] per lo danno dela tempesta data a Cadegnano per lo anno 1538 [...]

[1567 maggio 13]

Item per nollo de cauallo per giorni trei tolto per andar à far estimar il danno de la Tempesta de Cadignano à soldi dodes per giorno, et questo fu adi 13 Mazzo monta   L. 1 s 16

[1568 agosto 15]

[...] fatti boni al fittauolo di Cadegnano per la tempesta del anno 1567 quale era tutta L. 148 s. 17 d. 6, ma defalcandone 80 secondo il capitolo della tempesta resta liri [...]

 

I regesti dell’Archivio Capitolare

A questo punto sarebbe opportuno affrontare il tema della amministrazione del patrimonio canonicale nei secoli del dominio del capitolo in Cadignano tra il ‘500 e il ‘700.

    Superiamo la tentazione superficiale di raffazzonare un asettico e pedante riassuntino delle decine di atti relativi, certi che sarà molto più utile e vivo riportare tale e quale il regesto degli atti cadignanesi così come compare nell’inventario completo dell’Archivio Capitolare che nel 1762 realizzò l’archivista Francesco Gadaldo de’ Signori in quattro grossi volumi.

    La parte relativa a Cadignano si trova nel Repertorio osiano annali di ciascun Stabile della Reverendissima Mensa Canonicale. Parte Prima, sotto il titolo “Cadignano - Filza Quarta”. I regesti sono in ordine cronologico, ed ognuno è seguito dal rimando al documento originale ed alle eventuali copie.

    Nel Regesto datato 29 marzo 1680, relativo ad una permuta tra il capitolo e la famiglia Galli, sono nominati diversi terreni, con relative coerenze e soprattutto i toponimi: la Fontana, il Giordino, le Vidiselle, la Lametta; inoltre si identifica la seriola Faverzana con il Lisignolo.

    Molto interessante è pure l’ultimo regesto, 31 agosto 1757, poiché menziona un “Piede Luidprando”, che ha tutta l’aria di essere un vecchio toponimo longobardo.

© 2008 - TerrakCiviltà

a cura di A. Barbieri & T. Casanova

aggiorn.03/01/2010