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Verolanuova.
Tiepolo, fatti un giro!
Sulla proposta di esporre i
teleri verolesi in una mostra a Udine
di Armando Barbieri
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a nostra comunità è
interessata in questi giorni da un vivace
dibattito: se sia opportuno, o meno,
prestare le nostre opere d’arte ad un museo
di Udine in occasione di una mostra di opere
del grande artista.
Dico subito, da
incompetente, che io sarei per lasciarle lì
dove sono.
Se si trattasse di
oggetti facilmente trasportabili, credo non
ci sarebbero problemi a far apprezzare ad un
pubblico più vasto e competente i nostri
tesori. Basterebbe infatti imballarli bene,
in una cassa di materiale ignifugo, ben
avvolti in materiale morbido e, dopo averli
affidati ad un prudente autista, fare gli
opportuni scongiuri affinché possano
ritornare alla base sani e salvi.
Disgraziatamente
(!) le tele del Tiepolo contenute nella
nostra basilica non sono trasportabili così
come si trovano, a causa delle loro grandi
dimensioni – dieci metri per cinque e mezzo
– che ne impediscono il trasporto anche con
mezzi speciali, infatti il codice della
strada prevede un’altezza massima per poter
circolare di quattro metri.
Quarant’anni or
sono furono trasportate, sempre ad Udine, e
sempre per una mostra sul Tiepolo, dopo
averle staccate dal loro telaio, avvolte su
cilindri di legno del diametro di circa un
metro e quindi caricate su un capiente TIR.
Una volta giunte a destinazione dovettero
essere di nuovo tesate sui telai; a fine
mostra si dovettero rifare le stesse
operazioni per riportarle a casa.
Chi c’era racconta
che non fu un bello spettacolo. Tra tutti
questi tira e molla se ne andò un bel po’ di
pigmento.
Certo è che se ogni
quarant’anni queste opere d’arte si
dovessero smontare e rimontare, mi chiedo
quanto dureranno; ora hanno quasi trecento
anni, ne camperanno altrettanti?
Mi chiedo perché
chi vuole godere di questi capolavori non
possa venire egli stesso qui a Verolanuova.
Potrebbe apprezzare, oltre ai due
capolavori, anche gli altri notevoli dipinti
di pittori della scuola veneta, un bel
centro storico, con una grande piazza, alla
quale fa da sfondo un notevole palazzo. E
magari, tra una chiesa ed un palazzo, i
visitatori, perché no, potrebbero anche
gustare un buon piatto di casoncelli nelle
nostre ottime trattorie verolesi. Un buon
motivo anche per la nostra micro economia.
Come ho detto prima
questo è ciò che penso da perfetto
incompetente. Voi che ne pensate?
(le eventuali
risposte si possono inviare all’indirizzo
info@terraecivilta.it)
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Gian Battista TIEPOLO,
Il sacrificio di Melchisedech (1743).
Verolanuova, Basilica di S. Lorenzo,
cappella del SS. Sacramento |
Gian Battista TIEPOLO,
La caduta della manna (1743).
Verolanuova, Basilica di S. Lorenzo,
cappella del SS. Sacramento |
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Inviato: lunedì
23 gennaio 2012 12.07
Oggetto: Tiepolo.
Caro Armando,
Confido, come altri tuoi
interlocutori che mi hanno preceduto, nell’idea che le
tele in oggetto debbano rimanere nel posto che
attualmente occupano, o che, per estrema necessità,
debbano essere rimosse in loco con le procedure dovute,
e solo in caso di restauro. Si veda nota sull’Angelo
di Verolanuova, circa le osservazioni dei tecnici
restauratori Montagnoli e Mingardi.
Il sospetto è che le forti
sollecitazioni meccaniche, le quali esse verrebbero a
subire durante la procedura di movimentazione reiterata,
anche se ben studiata, potrebbero peggiorare
ulteriormente lo stato di malessere del pigmento e della
struttura portante, perché è intuitivo il fatto che
l’intero dipinto è ormai l’unione delicata di piccole
aree di pigmento unite le une alle altre, pronte a
dividersi, e nella migliore delle ipotesi, a screpolarsi
alla minima tensione e torsione della superficie
portante (tela non ben conservata). Queste sono le
osservazioni degli esperti.
Chi era presente, quarant’anni
fa, al momento della procedura dello stacco delle tele
del Tiepolo, per soddisfare la richiesta di prestito per
la prima grande antologica di Passariano 1971, ricorda
con angoscia copiosi frammenti di pigmento di discrete
dimensioni cadere sul pavimento della nostra Basilica.
In quella occasione le tele ritornarono dall’esposizione
con interventi di manutentivi non definitivi, da ciò
possiamo ora immaginare il loro stato.
Aggiungo a quanto ho osservato
nei paragrafi precedenti, a seguito della prima
richiesta delle opere, che vale per me, ed in modo
inderogabile, la prima affermazione della Soprintendenza
delle Belle Arti, che cosi recita per Decreto: “le
nostre tele fanno parte di un gruppo di venti opere, in
tutta la diocesi di Brescia, dichiarate indisponibili
per prestiti e non trasportabili, in funzione della loro
delicatezza, delle loro dimensioni e della loro età”.
Va da sé l’idea che il Decreto
sopra citato sia frutto di una attenta valutazione dello
stato attuale delle opere del Tiepolo, da parte di
tecnici esperti, supportati da conoscenze scientifiche e
da competenze rodate, e non certamente frutto di meri
capricci. Se manchiamo di capire questo, è inutile ogni
osservazione. Quindi, per rigore di logica, non mi
sembra il caso di ritornare sulla decisione, a mezzo di
nuovo Decreto o di particolare eccezione finalizzata a
soddisfare le richieste di cui sopra. Tutti ci rendiamo
conto che la presenza delle nostre tele a Villa Manin
recherebbe prestigio al nostro paese, ma questo modo di
procedere, a mio avviso, oltre che sminuire la
competenza e l’autorità di coloro che hanno decretato,
induce il cittadino in una sorta di smarrimento sul
tema, e pensare che qualcosa non torni, ciò ha scatenato
la polemica in corso.
È vero!..., come è stato scritto
da altro interlocutore di questo sito, che la mostra
antologica dell’Opera del Tiepolo, ha come fine quello
di far conoscere e comprendere al fruitore l’intero
lavoro dell’artista in relazione al suo tempo, ai suoi
maestri e agli artisti dei quali è stato positivamente
influenzato, pur mantenendo saldi la sua forza
espressiva ed il suo stile. Questo è il teorema usato da
tutte le associazioni che propongono serie mostre
antologiche. Tale teorema però non cade, se qualche
opera, pur di importanza significativa, manca
all’appello: si ovvia con opere stampate su tela delle
stesse dimensioni, con riferimenti biografici
appropriati, indicando luoghi e storia legati alla
nascita delle stesse, col fine di stimolarne ulteriore
curiosità.
Non sempre, nella veste di
fruitore, mi è capitato di vedere una mostra antologica
completa, ed in quella occasione, non mi è mancato di
cogliere e percepire lo stile e l’ espressività
dell’artista. L’emozione mi è arrivata comunque, e
questa si è ripetuta più forte, quando in altre
occasioni ho rincorso volutamente altri luoghi e altri
musei, le opere mancanti dello stesso artista, stimolato
dall’emozione precedente, che mi ha spinto a cercarle.
Questo ritengo sia il bello dell’arte. Altrimenti per
quale motivo siamo spinti a muoverci per cercare
emozioni?
Così penso delle nostre opere:
il messaggio che esse esprimono, fuori dal contesto per
cui sono nate, anche se allocate in perfetti
allestimenti, non potrà mai esprimere il senso di
magnificenza e di sacro, valenze quest’ultime che sono
state loro conferite proprio perché sono nate per un
luogo di culto. Il fruitore attento dell’opera del
Tiepolo che visiterà Villa Manin, avrà un motivo in più
per approfondire e rincorrere l’Opera dello stesso,
trasformandosi in pellegrino, e respirare la bellezza
della nostra Basilica, vedere i luoghi che la
circondano, dove il genio di G. Battista Tiepolo secoli
fa si è ispirato.
F. Guastalli
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Inviato: mercoledì 18
gennaio 2012 10.56
Oggetto: Tiepolo a Verola
Armando
Ti scrivo una nota
sull’argomento Tiepolo, perché mi trovo coinvolto di
striscio, attraverso mail ricevute da amici. Non
sarei intervenuto, te l’assicuro, se non fossi
stato, come ho detto, provocato. Questo perché il
mio parere sincero non vede mezzi termini e farei
una cosa opportuna se lo tenessi per me; tuttavia
non si può sempre tacere per sentirci “amati” e così
mando anche le mie considerazioni, che comunque non
ritengo dogmatiche.
L’opera di G.
Battista Tiepolo, come sappiamo, è caratterizzata da
grandi affreschi, che troviamo non solo in Italia,
ma anche in Germania e in Spagna, dove del resto si
è spento l’Artista; le sue tele, invece, non
possiamo pensarle in grandissimo numero e nemmeno di
grandi dimensioni. Da qui sicuramente nasce il
nostro orgoglio, quello di avere a Verolanuova le
tele più grandi che lui abbia dipinto. A questo
punto voglio soffermarmi su un particolare: i soloni
dell’arte, in un passato non troppo remoto, hanno
definito le opere di Verolanuova più come frutto del
lavoro di scuola che opera dello stesso Tiepolo; da
qui risulta chiaro il perché, fino al 1965 anche
nelle pubblicazioni nate per la grande divulgazione,
non se ne facesse particolare menzione. Solo qualche
anno dopo, con il ritrovamento del documento che ne
confermava l’autenticità, e a seguito anche della
grande mostra di Passariano del 1971, venne dato un
notevole contributo alla ricerca. Io, come tanti
verolesi, ho visto direttamente e da vicino queste
splendide opere: un’autentica emozione che, devo
ammettere, non avevo mai provato prima. Posso
assicurare chi mi legge che di opere d’arte ne ho
viste e guardate moltissime: del resto, chi come me
ama l’arte contemporanea e quella del presente, deve
necessariamente aver guardato, visto, amato e
continuato ad amare quella del passato.
Io sono troppo
convinto che il contatto diretto con le cose sia
necessario, affinché entrino a far parte della
nostra memoria; diversamente restano immagini
gradevoli quanto distanti. Per non cadere in questo
rischio, le grandi operazioni espositive dichiarano
e producono un percorso teso ad approfondire l’opera
dell’Artista, del quale verranno tenuti in
considerazione lavori significativi, accompagnati da
lavori di artisti che l’hanno preceduto e che hanno
contribuito alla sua formazione. Solo con questa
logica ogni operazione visiva lascia un
segno.
Tuttavia, per arrivare a questo risultato, ci
sono delle leve da muovere, leve che spesso sono
bloccate da forti resistenze. La grossa difficoltà
purtroppo sta nel capire la ragione della
resistenza, ovviamente dopo una valutazione attenta
sulle condizioni reali dell’opera; cosa questa che
nessuno può permettersi di mettere in discussione.
Al di là delle questioni che sembrano prospettate,
riguardanti la conservazione delle opere e delle
quali, io non so nulla, ritengo però che ogni
difficoltà sia superabile e che ci possano essere
tutte le garanzie che sono normali in queste
occasioni. Non credo si possano sventolare i santini
di Tiepolo, per convincere qualcuno a venirli a
vedere a Verolanuova. Quante opere del grande Piero
Della Francesca sono disseminate nel territorio
toscano, marchigiano, umbro e quanti vanno a
cercarle? Parliamo del più grande artista del tardo
medioevo, il grande anticipatore del Rinascimento,
eppure assistiamo a tantissima distrazione: al
cimitero di Monterchi (per la Madonna del parto),
non ci arriva il grande pubblico. Per intenderci,
quello stesso pubblico che vorremmo venisse a Verola
a vedere Tiepolo e i nostri autori Veneti. Sappiamo
però che nella civiltà dell’informazione, e del
“sensazionale” aggiungo io, per scalfire il nostro
letargo abbiamo bisogno di stimoli forti che siano
mirati e senza mezzi termini; inoltre, la storia
insegna che, se un’artista muore, col tempo muore
con lui la sua stessa opera e solo tenendola alla
luce si riesce a rigenerarla.
Per questo motivo io
ritengo che sia necessaria una risposta affermativa
alla richiesta di Udine, in omaggio a Tiepolo ed
alle nostre mirabili opere.
Ciao. Con stima.
Gigi Paracchini
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Inviato: lunedì 16
gennaio 2012 20.08
Oggetto: Tiepolo sì tiepolo no
Io credo che i tempi siano
cambiati dall'ultimo spostamento di 40 anni fa, oggi
sicuramente ci sono metodi più consoni, le tele non
sarebbero tolte dai telai originali, e per i camion,
hanno trasferito un sommergibile, due tele non
saranno certo un problema.
Per quanto riguarda la
Gioconda, secondo me, da malizioso, penso proprio
che i francesi non la vogliano portare in Italia per
paura che non venga più restituita viste le tante
discussioni nate negli ultimi anni sulla opportunità
di restituzione di opere d'arte "trafugate" nel
tempo in tante parti del mondo.
Solo noi "furbi" abbiamo
riportato l'obelisco in Etiopia, dove tuttora giace
abbandonato per terra.
Bo forse tra voi Verolesi,
un po' di campanilismo c'è, e vederle muovere vi
costa fatica mentale.
Rispetto le vostre
posizioni.
ciao giba
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Inviato: lunedì 16
gennaio 2012 18.09
Oggetto: tele tiepolo
Buongiorno,
io sono per tenere ben
salde le tele ai loro attuali telai.
Non serve un esperto
restauratore per capire che la tensione a
cui sarebbero sottoposte le opere aprirebbe
delle crepe nel pigmento, esponendolo al
pericolo di distaccamenti immediati o
futuri.
Comunque bisognerebbe
sentire il parere di esperti del restauro,
per comprendere a fondo i rischi e le
eventuali soluzioni delle quali, forse, non
siamo a conoscenza.
Sono inoltre
pienamente d'accordo con Armando Barbieri:
chi vuole gustarsi queste magnifiche tele
del Tiepolo venga a Verolanuova e resterà
sorpreso dalle altre opere presenti sia in
Basilica sia nel centro storico.
Forse il discorso può
sembrare egoistico, ma questa primavera mi è
capitata una circostanza simile che vi
racconto brevemente: Alberto Burri, artista
italiano del dopoguerra di importanza
internazionale, volle fortemente che la
maggior parte delle sue opere fosse riunita
in una fondazione presso la sua città natale
a
Città di castello, in Umbria.
Quando dei critici
autorevoli gli chiesero se non lo riteneva
un atto di egoismo ed arroganza, rispose che
se la gente voleva vedere il suo lavoro di
una vita avrebbe dovuto "scomodarsi".
Io, accettando la
provocazione, sono andato a Città di
Castello restando piacevolmente colpito,
oltre che dalle opere di Burri, anche dalla
stessa città e dalle colline circostanti.
Comprendo che in
un'epoca come la nostra, fatta di comodità a
portata di mano, è dura fare 200 km per
andare a Verolanuova, affrontando la nebbia
invernale o l'afa estiva, e per vedere
soltanto due quadri!! I Gambara e Tiepolo
però ci hanno lasciato questo tesoro.
Ora dipende da noi e
dalle istituzioni saper richiamare
l'attenzione degli amanti dell'arte, tanto
da indurli a scomodarsi per ammirare due
enormi dipinti racchiusi in uno scrigno di
arte e cultura che è la nostra Basilica.
Un saluto a tutti
Domenico Baronio
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Inviato: domenica 15
gennaio 2012 23.22
Oggetto: Tiepolo s=, Tiepolo no
Sono concorde con le tue perplessità sullo
spostamento dei dipinti caro Armando, non per essere
egoisti, ma tele di queste dimensioni vanno spostate
con prudenza e solo in caso di pericolo.
Mi spiace per la mostra di Udine dove possono sempre
pubblicizzare Verolanuova per vedere le tele del
Tiepolo.
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Inviato: domenica 15
gennaio 2012 21.53
Oggetto: esposizioni delle tele del Tiepolo
ad Udine
Ciao Armando,
dopo aver letto il tuo parere,
mi sorgono ulteriori dubbi circa l’opportunità di
affrontare un’operazione come questa. Neppure il
sottoscritto è un esperto, anzi è solo un
“beneficiario” della visione di queste grandiose e
meravigliose opere d’arti. Non sono in grado quindi
di esprime una opinione netta, tuttavia valuterei
con attenzione due aspetti: a) il restauro gratuito,
restauro che sembrerebbe in ogni caso essere
necessario; b) l’opportunità di ottenere una
risonanza mediatica ed un ritorno d’immagine per
Verolanuova per ampliarne la conoscenza del luogo e
delle sue ricchezze artistiche. Certo che se il
“trasloco” di quarant’anni orsono ha provocato tutti
quei guai, sottoscriverei il fatto che le due quadri
rimangano dove sono.
I due teleri, così come sono,
non potrebbero essere trasportati su un automezzo
“speciale – ribassato”, inclinati di 45°? Si
andrebbe comunque fuori sagoma?.
Insomma, è una bella
responsabilità per chi deve prendere una decisione.
Ciao. giovanni
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Inviato: domenica 15
gennaio 2012 18.24
Oggetto: risposta sul Tiepolo.
TIEPOLO SI –NO
Caro Armando, colgo
l’occasione di questo "referendum" sulla "questio"
Tiepolo... a Udine...
Mi permetto un suggerimento
senza disturbare I Ministeri dei Beni Culturale dei
Trasporti del Governo Italiano...
Con
una soluzione per non piegare le tele...
Far tagliare due sequoie
gigantesche giunte dal Bosco di Paneveggio (legno
per Violini)... scavarle a fuoco per ricavarne due
canoe gigantesche e musicali, collegarle fra loro da un
“pellets “ di almeno 10 metri per 5,50 metri... più
spazio per vogatori che saranno sulla destra gli
inventori di questa idea di spostamento delle tele e
a sinistra o viceversa a scelta loro, coloro che ne
daranno le debite autorizzazioni, con a prua una
teca illuminata di vetro in cui porre il corpo del
Tiepolo “ riesumato"...
Con i Verolesi in nero e con
litanie appropriate mettere il tutto (con le tele
ovviamente) sullo Strone dal porto del parco
Nocivelli ( nel frattempo realizzato ) e farle
lentamente ridiscendere la corrente... fino a Pontevico ed immettersi
nel Fiume Oglio e via . giù fino al Po, con gran
concerto di gente plaudente sulle sponde, e
colazione a base di anguille verso Comacchio, e giù
fino alla foce del Po, piegare verso Nord-Est e
sosta a Venezia in piazza San Marco con foto ricordo
con i giapponesi e colombi della piazza posati sulla
manna del dipinto... ripartenza dopo "pik nik"
con panini e salamine e si giunge fino a Lignano
Sabbiadoro, bagno collettivo e ristoratore dei
vogatori, e alla foce del Tagliamento (e come disse
"Firmato" Diaz nel
famoso Bollettino della Vittoria) "risalirne in disordine
e senza speranza le valli che avevano ridisceso con
orgogliosa sicurezza".
Il risalirne la corrente lungo
i meandri del Tagliamento del basso Veneto-Friulano
con accompagnamento di Bande musicali, gagliardetti
delle sezioni pescatori e Alpini di tutta Italia
fino al ponte di Codroipo e far giungere il corteo
trainato da Buoi bianchi addobbati come la Domenica
delle Palme fino al Museo di Udine con Sindaco al
timone e tripudio di Friulani entusiasti e che
brindano a distillato di Bassano del Grappa.
Alla fine dell’esposizione
Museale, percorso a ritroso con sosta gastronomica
nelle valli di Ostellato e corteo di barche tipo
Vogalonga Veneziana e Bucintoro in testa fino a
Verolanuova in tripudi odi gente e autorità...
Alfredo Seccamani
NB.Seguiranno dettagli
organizzativi sui viaggi a Udine... Proposta coperta da Copirait...
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Inviato: domenica 15
gennaio 2012 15.27
Oggetto: Re: Tiepolo si, Tiepolo no
caro armando, io credo
che sarebbe utile organizzare qualcosa per
sensibilizzare un ragionamento davvero
interessante ed utile. francamente non ho
argomenti per esprimermi in modo compiuto:
entrambe le decisioni sono ragionevoli. si
tratterebbe anche di approfondire il tema
delle responsabilità e delle garanzie.
alber
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Inviato: domenica 15
gennaio 2012 15.26
Oggetto: tele tiepolo
Se hanno spostato
anche templi in Egitto, non vedo perché non
si possano spostare due tele, seppur di
grandi dimensioni, in più da quello che ho
sentito, i richiedenti sarebbero disposti ad
un restauro completo.
Cosa che prima o poi
si dovrà comunque fare, a suon di milioni di
euro, però si sa, in Italia aspettiamo sempre
che prima accada l'inevitabili.
saluto giba
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Inviato: domenica 15
gennaio 2012 8.37
Oggetto: Re: Tiepolo si, Tiepolo no
Rispondo con molta
semplicità:
1) in senso astratto, la
cultura (e i suoi oggetti) sono di tutti ed è
bello e opportuno (e simbolico) che possano
andare incontro a chi li vuole vedere;
2) in concreto i problemi
di usura meccanica che hai rilevato sembrano
davvero molto seri (anche il Louvre non sposta
per nessun motivo al mondo la Gioconda, che è
grande poco più di una spanna).
Bisognerebbe sentire cosa
dicono gli esperti del trasporto di opere d'arte
(oggi la legge è molto rigorosa in materia),
piuttosto che le voci dei nonni, che forse erano
mosse più da emozioni che da ricordi oggettivi.
Del resto, lo spostamento
potrebbe anche dare l'occasione a un controllo
delle condizioni dei dipinti, che non è inutile
fare ogni 40-50 anni.
Ma io non sono verolese, e
quindi il mio parere sui temi verolesi ha un
valore molto relativo.
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