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Documenti

1795-1926

Raccolta di documenti relativi alla storia dell’organo della chiesa parrocchiale di Trenzano.  [pdf]

 

 

 

Studi

 

 

L’organo della chiesa parrocchiale di Trenzano

di Tommaso Casanova 

• prima parte

[pdf]

 

 

 

seconda parte 

 

La chiesa parrocchiale di San Giorgio di Trenzano fu edificata più o meno nelle forme odierne intorno al terzo-quarto decennio del ‘700: a un’epoca di poco successiva si deve, forse su iniziativa dell’allora arciprete Piccoli, la collocazione di un organo in un luogo non diverso dall’attuale, attestato da alcuni indizi documentari, senza tuttavia possibilità di ulteriori determinazioni.

Notizie più ampie si hanno, invece, a partire dal 1837, quando, dopo una specie di concorso per progetti (cui aderirono Angelo Amati di Pavia e Felice Cadei di Chiari), la Fabbriceria trenzanese commissionò uno strumento nuovo all’organaro Ferdinando Montesanto di Mantova, messo in opera con fatica e conflitti e più volte collaudato senza successo. La relativa abbondanza di documentazioni in proposito si deve essenzialmente al fatto che il rapporto di lavoro col Montesanto fu dal principio difficile e controverso e si trascinò malamente fino al dicembre 1842, portando pure a una causa giudiziaria mossa dal costruttore contro i committenti, per parte loro profondamente insoddisfatti dell’opera dell’artigiano mantovano.

In effetti, dopo solo dieci anni (1852) si tentò di far riformare radicalmente dalla bottega cremonese degli Acerbis lo strumento imperfetto, ma l’insuccesso dell’impresa persuase i trenzanesi ad abbandonare del tutto il vecchio organo e a commissionarne uno nuovo alla rinomata bottega di Giovanni Tonoli (settembre 1859). Il rapporto col Tonoli fu tutto l’opposto di quello col Montesanto: l’organaro bresciano lavorò come sua abitudine con scrupolo e puntualità, così che in poco più di 6 mesi, a fine aprile del 1860, il suo strumento era pronto, e il collaudo del maestro Gritti nel settembre successivo diede un risultato eccellente, con pochissime contestazioni; e il rapporto del Tonoli coi trenzanesi si protrasse quasi senza intoppi fino al 1878.

Dopo una lunga parentesi di silenzio, segnata soltanto da un modesto intervento manutentivo di Giovanni Maccarinelli (1905), la Fabbriceria di Trenzano commissionò nel 1926 ad Armando Maccarinelli una riforma più consistente, che aggiornava lo strumento a un gusto più moderno, senza intaccare il patrimonio sostanziale della struttura datagli dal Tonoli. Così l’organo trenzanese è arrivato fino al 1991, quando il parroco don Cesare Verzeletti ha deciso di procedere da un lato alla sistemazione dell’organo rispettosa della sua storia, dall’altro a integrarlo con un secondo manuale con relativo apparato realizzato dalla ditta Denti di Pianengo (Cr).

 

* Questo saggio deriva sostanzialmente dal materiale raccolto per una ricerca effettuata nel 1991-92, in occasione dell’ultimo restauro dell’organo parrocchiale trenzanese, su sollecitazione dell’allora arciprete di Trenzano don Cesare Verzeletti (oggi prevosto di Mompiano San Gaudenzio), al quale rinnovo il ringraziamento per la disponibilità con cui ha agevolato in ogni modo il mio lavoro.

 

* * *

 

1. Il primo organo noto (ante 1760)

 

La parrocchia di Santa Maria Assunta in Trenzano, come molte altre chiese del bresciano, vanta una intensa storia di devozione e di arte, che risale per l’origine alla stagione remota delle pievi nei secoli a cavallo tra il primo e il secondo millennio dell’era cristiana, e per la sua fase recente ai tempi dell’emergere dall’alveo della stanca civiltà feudale dei ceti borghesi, tutti presi dallo sviluppo di una cultura stretta al campanile, ma attenta quasi sempre a suscitare e valorizzare le migliori energie nel territorio.

Originaria chiesa madre della circoscrizione plebanale dovette essere quella Basilica alba cui rinviano fonti del secolo XII; più tardi, come accadde per molte altre pievi della zona circostante, il tempio primitivo, situato circa un miglio fuori dal centro abitato, venne abbandonato dal culto, che si trasferì in un oratorio più prossimo alla vicinia, quello di San Giorgio, il quale assunse gli oneri, e in seguito anche il titolo di chiesa principale, divenendo di fatto la parrocchiale del paese. In questo senso concordano le testimonianze delle numerose visite pastorali dei vescovi bresciani, a partire dalla prima metà del ‘500.

L’edificio attuale è frutto della ristrutturazione radicale che l’arciprete don Antonio Piccoli promosse intorno al terzo decennio del XVIII secolo. Questo sacerdote di distinta erudizione, laureato in legge, segretario e familiare del vescovo di Brescia Giovan Francesco Barbarigo, a tempo perso verseggiatore di un qualche nome, non doveva essere affatto estraneo alla cultura musicale, nel secolo poi che in Italia assistette al fiorire di iniziative di ogni genere e qualità in quell’arte, e tanto più negli ambienti toccati dalla civiltà veneziana, intorno a cui gravitava il Bresciano.

Dell’arciprete Piccoli, infatti, sopravvive memoria di esperimenti anche nel campo della poesia per musica, il che rivela una non comune assiduità di frequentazione e una sensibilità per le espressioni qualificate della musica del tempo. Questo rilievo, unito alla considerazione della sua attività di riedificatore della chiesa parrocchiale, indurrebbe alla supposizione, peraltro al momento non suffragata da attestazioni documentarie, che al Piccoli appunto si potrebbe attribuire la cura di aver allestito un primo strumento organistico nella chiesa di San Giorgio da lui rimessa in fasto nel corso del suo lungo parrocchiato.

 

La sfortuna ha voluto che nessun cenno a impegni nella fabbricazione o nel riattamento di un organo compaia neppure nelle dettagliate registrazioni di contabilità per l’ampliamento del presbiterio e del coro avvenuto nel periodo 1766-1780, sotto l’egida del parroco don Vincenzo Bordonali, successore del Piccoli. Eppure proprio a quegli anni è verosimile si debba la collocazione stabile di uno strumento, che aveva di certo il suo luogo consueto nell’ambito del presbiterio, e difficilmente poteva essere rimasto intatto al suo posto in seguito ai lavori di rifacimento della zona absidale della chiesa.

Parrebbe, dunque, che l’organo ipoteticamente attribuibile all’iniziativa del Piccoli possa aver trovato la sua sistemazione coerente in occasione delle migliorie del secondo ‘700; sempre che – non si può onestamente escluderlo – uno strumento nuovo non sia stato realizzato dopo questi rinnovamenti edilizi, dal parroco Bordonali, o dal suo successore non meno colto e avveduto: don Bernardino Galvani da Gambara. E lo stile della cassa, della gemella controcassa sul fronte opposto del presbiterio, e delle rispettive cantorie tuttora esistenti rimanda senza difficoltà all’epoca del cadente secolo XVIII.

 

Indiscutibile è che nel 1762 nella chiesa parrocchiale di Trenzano un organo esisteva, e da un tempo abbastanza lungo da farlo considerare oggetto consueto nella conduzione ordinaria della vita liturgica locale. A questa data, in effetti, riconduce una memoria stilata nel 1795 dall’arciprete Galvani sulla base di un atto civico di trentatrè anni precedente. Vi si legge, tra l’altro: 

Del 1762 essendo attual’Arciprete di Trenzano il Reverendissimo quondam Bordonali, si fece andare parte in occasione di convocata Vicinia della Comunità. [...]

2.do se si avesse a permettergli di fare una nuova Scala dell’Organo, che andasse a sboccare nell’antisacrestia

Si vede, dunque, che già intorno alla metà di quel secolo, e prima del rifacimento dell’area absidale del tempio, esisteva un organo fisso collocato in cornu epistulæ (ossia a destra dell’altare maggiore guardando dall’aula, adiacente alla parete della chiesa comune con la sacrestia) in posizione elevata, e certo sopra una cantoria, come si giustifica dal fatto che per raggiungerlo occorreva una scala che sboccasse nell’antisacrestia. Tenuto conto che i lavori di ampliamento del presbiterio promossi dal Bordonali inizieranno soltano alcuni anni dopo (1766), mentre il tempio era stato ristrutturato pressoché integralmente trent’anni prima dal Piccoli, morto solo da tre anni (1759), è inevitabile pensare che l’organo fisso testimoniato da questo frustolo di documento fosse stato commissionato dallo stesso Piccoli verso la metà del secolo per la sua nuova e moderna chiesa barocca. Altro in proposito non si può dire.

 

Una informazione integrativa, nell’oscurità cui condanna la perdita di gran parte degli atti coevi, viene da un altro promemoria del parroco Galvani, dove, in un elenco di problemi da sottoporre forse all’esame dell’autorità ecclesiastica in riferimento alle laboriose controversie già menzionate circa le pretese di passaggio pubblico in sacrestia, si annoverano anche i «Diritti della Comunita all’Organo», indizio evidente che, a Trenzano come altrove, lo strumento nella chiesa parrocchiale apparteneva di diritto, insieme al resto degli arredi del tempio principale, alla amministrazione civica, che di solito ne sopportava gli oneri di costruzione e manutenzione, e retribuiva il maestro organista nonché il levamantici, umile e misconosciuto personaggio indispensabile allora per far funzionare lo strumento.

È verosimile che questa appartenenza comunale sia una ragione determinante perché, nel pur non esiguo archivio della parrocchia, non sopravvivano attestazioni anteriori all’età napoleonica relative all’organo della chiesa maggiore: fu soltanto in quella agitata epoca di rivoluzioni e di travagli in ogni settore della vita pubblica e sociale che, con l’istituzione delle Fabbricerie quali entità giuridiche riconosciute, la cura degli edifici sacri e della loro suppellettile passò in carico di un ente a sé stante, distinto dal Comune, con una propria autonoma amministrazione e un proprio archivio. Naturalmente, se fosse avanzato qualcosa dell’archivio storico comunale trenzanese precedente al secolo XIX, vi si sarebbe potuto reperire materiale concernente gli organi e gli organisti della chiesa parrocchiale; ma tant’è: le disavventure della storia non sempre favoriscono le nostre pur legittime ambizioni di conoscenza.

 

Per parte sua un organista parrocchiale, di norma dipendente retribuito dalla civica amministrazione, da un lato era tenuto a solennizzare con le sue esecuzioni le cerimonie pubbliche nelle ricorrenze principali dell’anno liturgico, dall’altro aveva inoltre l’incombenza di accompagnare i riti delle confraternite officianti i diversi altari nella chiesa maggiore, dietro compenso particolare che queste gli versavano in base a un esplicito contratto o a una consuetudine inveterata. E così accadeva a Trenzano, dove un accenno contenuto in una relazione sullo stato della chiesa, compilata dal Galvani all’indirizzo del ministro per il Culto nel secondo quinquennio dell’800, rilevava di passaggio che le cappellanie annesse agli altari del Santissimo Sacramento e del Santo Rosario godevano alcune rendite «da impiegarsi nel mantenimento del suo Altare, [...] mantenimento de’ sacri Arredi, sagristano, Organista, Cancelliere: il rimanente in tante Messe».

Qualche tempo dopo si trova un’altra analoga comunicazione del medesimo arciprete al vescovo di Brescia Gabrio Maria Nava, a norma della circolare vescovile del 2 agosto 1814; in margine all’enumerazione delle cappellanie, vi si precisa: 

Avvertasi che li suddetti pii Legati hanno il peso in comune di mantenere l’Organista, il Levamantici l’Organo i Sagristani, i Campanari, le Corde delle Campane, li Paratori della Chiesa, tutti li sacri Arredi, cioe Pianete, Calici, Biancherie etc. inserventi alla celebrazione delle Sante Messe.

E si direbbe che il mantenimento di personale e suppellettile cui qui si allude sia circoscritto alle cappellanie in questione, e limitato alla loro competenza, non per l’intera attività svolta nella chiesa parrocchiale, per la quale dovevano valere altre regole e altri contributi. Insomma, si vuol dire che, a Trenzano come altrove, il compenso economico di un organista (e, pur di gran lunga inferiore, di un levamantici) era all’epoca frammentato tra molti e diversi enti (Comune, parrocchia, confraternite, altari, pii legati), che contribuivano secondo la rispettiva quota di proprietà e di uso del luogo sacro e secondo la quantità di servizi che richiedevano annualmente ai professionisti loro dipendenti.

 

Le sporadiche attestazioni che si sono potute reperire servono, dunque, perlomeno a confermare che a Trenzano la prassi attorno all’organo parrocchiale negli anni che precedono l’istituzione della Fabbriceria si conformava alla norma di pressoché tutte le chiese del circondario in quella stessa epoca.

Dobbiamo però attendere ancora un quindicennio per individuare finalmente un atto ufficiale che introduca per la prima volta senza mediazioni nel cuore della vicenda dell’organo parrocchiale: il 9 marzo del 1829 la Fabbriceria locale affidava a un organaro di Calcio (Bg), certo Costantino Merlotti «l’incarico di riordinare l’organo esistente in questa Chiesa Parrocchiale e di renderlo concertato, regolare, sonante, e netto da aggiudicarsi [= giudicarsi] da un Professore eletto da questa Fabbriceria», per un prezzo concordato di 66 lire milanesi metà al collaudo e metà dopo un anno di manutenzione.

La convenzione non rivela nulla in merito al tipo di organo, alla sua età, all’eventuale paternità, alla struttura, salvo dimostrare che uno strumento esisteva, e veniva regolarmente utilizzato, se al principio della Quaresima vi era necessità di rimetterlo in sesto, nell’imminenza delle prossime feste pasquali. Non doveva, comunque, trattarsi di ordinaria ripulitura, né di una riparazione da poco, giacché si avvertì l’urgenza di redigere un contratto legale, determinando in dettaglio l’opportunità del collaudo e i termini del pagamento di una cifra che, peraltro, non parrebbe esorbitante.

Dispiace maggiormente che nulla si sappia a proposito dell’artigiano bergamasco assuntore dell’impresa, del quale allo stato non pare si abbia notizia di altre testimonianze. In ogni caso non rimangono attestazioni neppure dell’esito delle operazioni definite in questo sintetico accordo, perdute chissà dove assieme alle tante altre fonti ormai svanite.

 

C’è da dire ancora, prima di passare a vicende meglio attestate, che un’ultima informazione sul vecchio organo settecentesco la si ritroverà nel maggio 1841, quando la Fabbriceria di Trenzano, con l’aiuto dell’organaro Felice Cadei suo consulente, riuscirà a vendere alla parrocchia di Milzano per 750 lire austriache (150 in più del suo valore stimato a contratto) l’antico strumento ormai smontato e inutilizzato, che aveva lasciato il posto all’organo nuovo del Montesanto.

Il rilievo che più ci importa, oltre all’illusione che forse non tutto sia andato perduto di quel vetusto e ignorato monumento, è la condizione negletta in cui versava al momento del negozio, spietatamente descritta da un avviso dei fabbriceri di Milzano, che invitava i trenzanesi a consegnare «tutto il materiale formante l’antico fu loro organo attualmente esistente nel vecchio loro cemeterio, ed in sulla cantoria, o situato che sia anche in altri luoghi», non senza pregarli di averli per compatiti se non avevano trovato più presto il tempo «di venire al punto di disimbarazzare le loro situazioni da codeste anticaglie».

* * * 

 

 

 

seconda parte 

© in rete dal 27/04/2008

a cura di A. Barbieri & T. Casanova

aggiorn.03/01/2010