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Documento

18 aprile 1803

Lettera del Comune relativa alla vertenza Ragosa-Nicolini.

Manerbio.

 

L’anomalia manerbiese

L’elezione del parroco da parte dei cittadini nel 1797

di Michele Botta e Flavio Zani

 

 

 

A

bbiamo trovato questo documento nell’archivio parrocchiale di Manerbio, e più precisamente in un faldone denominato “Guerrini”.

L’abbiamo fotografato e trascritto: la trascrizione è risultata più semplice di quel che temevamo, poiché il testo era leggibile.

Abbiamo fatto due approfondimenti: uno riguardante l’invasione Austro-Russa di cui si parla nel documento, e uno riguardante la vicenda Nicolini.

 

Descrizione del documento

Questo manoscritto è una lettera del Comune di Manerbio, in cui viene richiesta la riconferma di Nicolini come parroco di Manerbio, essendo Manerbio rimasta senza arciprete.

 

L’invasione Austro-Russa

Nel 1797 avvenne il trattato di Campoformio: con questo trattato Napoleone cedeva il Veneto all’Austria, ponendo fine all’indipendenza della Serenissima Repubblica di Venezia.

La cosa creò grande sconcerto tra i repubblicani italiani, che aspettavano Napoleone, e invece si vedevano ceduti ad un altro regno di stampo imperiale.

Le forze controrivoluzionarie si avvantaggiarono di questo, sfruttando l’astio nato nei confronti di Napoleone, anche da parte di chi prima lo sosteneva.

Queste forze, controrivoluzionarie, erano guidate dai sovrani in esilio, in particolare dai Borbone e dagli Asburgo, che approfittarono dell’impegno francese in Egitto.

Fra la primavera e l’estate del 1799 si concluse l’esperienza insurrezionale italiana, schiacciata da un lato dall’invasione Austro-Russa, dall’altro lato dalle rivolte delle masse popolari contro i nuovi governi, in particolare quello francese con i suoi valori.

 

Il Ragosa

Dopo la morte dell’arciprete Carli, a Manerbio venne scelto un parroco con una elezione popolare, cosa che non era mai successa nella provincia di Brescia.

Il parroco eletto era l’ex cappuccino Regosa, ma al Regosa mancava la bolla vescovile, che invece era stata concessa al Nicolini, che ufficialmente doveva quindi ritenersi il vero parroco di Manerbio.

Regosa venne presto contestato dalla comunità, perché assecondò la nuova corrente ideoologica, basata su ideali giacobini, guidato da interessi economici piuttosto che spirituali.

Si schierò dalla parte dello Stato rivoluzionario, rinnegando i suoi doveri di prete e l’obbedienza verso i suoi diretti superiori: vescovo e vicario capitolare.

Regosa, rimase a Manerbio per quasi 2 anni legalmente investito dal governo Cisalpino del beneficio parrocchiale, ma sospeso dall’autorità ecclesiastica così che non poteva né confessare né predicare ma soltanto celebrare la messa come semplice cappellano.

La popolazione nonostante l’avesse nominato, illusa dall’idea di libertà proveniente dalle illusioni rivoluzionarie, non lo riconosceva più come proprio parroco, ma lo vedeva come un traditore della chiesa che non pensava se non a sistemarsi economicamente.

In seguito, Nicolini riceverà la carica di parroco di Manerbio al posto di Regosa, il quale se ne andrà solo a seguito di una cospicua pensione, e morì all’età di 72 anni, il 29 marzo 1810.

(giugno 2010)

* * *

Riferimenti bibliografici

Guerrini Paolo, 1936
Manerbio. La pieve e il comune, Brescia, Pavoniana, pp. 69-80; rist. anast.: Brescia, Edizioni del Moretto, 1980.

Manzoni-Occhipinti-Cerede-Innocenti, 2006
Leggere la storia, vol. 2A, Einaudi Scuola, pp. 291-292

 

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