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bbiamo trovato questo
documento nell’archivio parrocchiale di
Manerbio, e più precisamente in un faldone
denominato “Guerrini”.
L’abbiamo fotografato e
trascritto: la trascrizione è risultata più
semplice di quel che temevamo, poiché il testo
era leggibile.
Abbiamo fatto due
approfondimenti: uno riguardante l’invasione
Austro-Russa di cui si parla nel documento, e
uno riguardante la vicenda Nicolini.
Descrizione del
documento
Questo manoscritto è
una lettera del Comune di Manerbio, in cui viene
richiesta la riconferma di Nicolini come parroco
di Manerbio, essendo Manerbio rimasta senza
arciprete.
L’invasione
Austro-Russa
Nel 1797 avvenne il
trattato di Campoformio: con questo trattato
Napoleone cedeva il Veneto all’Austria, ponendo
fine all’indipendenza della Serenissima
Repubblica di Venezia.
La cosa creò grande
sconcerto tra i repubblicani italiani, che
aspettavano Napoleone, e invece si vedevano
ceduti ad un altro regno di stampo imperiale.
Le forze
controrivoluzionarie si avvantaggiarono di
questo, sfruttando l’astio nato nei confronti di
Napoleone, anche da parte di chi prima lo
sosteneva.
Queste forze,
controrivoluzionarie, erano guidate dai sovrani
in esilio, in particolare dai Borbone e dagli
Asburgo, che approfittarono dell’impegno
francese in Egitto.
Fra la primavera e
l’estate del 1799 si concluse l’esperienza
insurrezionale italiana, schiacciata da un lato
dall’invasione Austro-Russa, dall’altro lato
dalle rivolte delle masse popolari contro i
nuovi governi, in particolare quello francese
con i suoi valori.
Il Ragosa
Dopo la morte
dell’arciprete Carli, a Manerbio venne scelto un
parroco con una elezione popolare, cosa che non
era mai successa nella provincia di Brescia.
Il parroco eletto era
l’ex cappuccino Regosa, ma al Regosa mancava la
bolla vescovile, che invece era stata concessa
al Nicolini, che ufficialmente doveva quindi
ritenersi il vero parroco di Manerbio.
Regosa venne presto
contestato dalla comunità, perché assecondò la
nuova corrente ideoologica, basata su ideali
giacobini, guidato da interessi economici
piuttosto che spirituali.
Si schierò dalla parte
dello Stato rivoluzionario, rinnegando i suoi
doveri di prete e l’obbedienza verso i suoi
diretti superiori: vescovo e vicario capitolare.
Regosa, rimase a
Manerbio per quasi 2 anni legalmente investito
dal governo Cisalpino del beneficio
parrocchiale, ma sospeso dall’autorità
ecclesiastica così che non poteva né confessare
né predicare ma soltanto celebrare la messa come
semplice cappellano.
La popolazione
nonostante l’avesse nominato, illusa dall’idea
di libertà proveniente dalle illusioni
rivoluzionarie, non lo riconosceva più come
proprio parroco, ma lo vedeva come un traditore
della chiesa che non pensava se non a sistemarsi
economicamente.
In seguito, Nicolini
riceverà la carica di parroco di Manerbio al
posto di Regosa, il quale se ne andrà solo a
seguito di una cospicua pensione, e morì all’età
di 72 anni, il 29 marzo 1810. |